IL CONCILIARISMO

giovedì 24 giugno 2010

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Il Conciliarismo è una dottrina che si consolidò nei sec. XIV e XV, ed ebbe ampia diffusione ma anche importanti effetti nei tempi successivi, secondo la quale il Concilio ecumenico ha autorità superiore al Papa (Concilio di Costanza, 1415, quando fu arso al rogo Hus, e che vide l’assenza del Papa, fuggito per il pericolo di essere catturato). Il decreto Haec Sancta uscito da Costanza sancisce che nella Chiesa il potere deriva direttamente da Cristo e che la Chiesa è “l’insieme dei credenti”, contro il concetto che si era imposto secondo cui la Chiesa si identificava col Papa. Secondo i conciliaristi la convocazione del Concilio non è esclusiva del pontefice e può legittimamente deliberare in fatto di dottrina, teologia e materie politico-sociali, in autorità sopraordinata a quella rivendicata dal Papa e può persino, all’occorrenza, sottoporre il Pontefice a giudizio, anche di eresia (come fu chiesto per Bonifacio VIII). Il Dictatus papae di Gregorio VII del 1075 (la cui lettura mi ha sconvolto, mi si consenta … ), il consolidamento del potere del Principato pontificio e dei suoi effetti nel periodo avignonese ed oltre, la centralizzazione e l’esclusiva delle nomine di posti e ruoli sia ecclesiali che politici nelle mani del Pontefice e con effetti capillari in Europa, avevano creato un disequilibrio nel quale nessuna delle Istituzioni esistenti era in grado di fungere da contrappeso.

Si rendeva pertanto necessario, almeno attraverso l’unico strumento che sembrava legittimato a farlo, il Concilio, riequilibrare e frenare questa arbitrarietà assoluta e incontrollabile. Tuttavia, nei fatti, a seguito del Grande Scisma, dell’insofferenza diffusa da parte di Stati, principati e Signorie, della fiscalità da rapina imposta dalla Chiesa, il Papato si trovò nella necessità di rispondere in maniera adeguata al Conciliarismo che avrebbe creato pericolosi precedenti e avrebbe minato un potere così faticosamente acquisito e rivendicato, per quanto già terribilmente diminuito. Il Papato rispose a questi attacchi attraverso una capillare e strategica opera diplomatica, fatta di accordi e compromessi da un lato, e con la convocazione di Concili che all’apparenza erano “riformatori” e di blande concessioni (Concilio Lateranense 1512) ma che in sostanza ribadivano che spetta solo al Papa convocare, trasferire e sciogliere il Concilio. Dopo lunghe vicende storiche la “chiusa” si ebbe soltanto nel Concilio Vaticano I (1870) in cui si sancì il dogma dell’infallibilità del Papa.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA IDEATA DA GIOVANNI CALVINO

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Con le Ordonnances ecclesiastiques del 1541, a Ginevra Calvino pose le basi della nuova struttura della Chiesa da lui ideata. Come abbiamo già detto in altra risposta, il suo soggiorno a Strasburgo gli suggerì un ordinamento in quattro ministeri: Pastori (radunati nella Venerabile compagnia dei pastori), Dottori, Diaconi e Anziani. Che corrispondevano ai quattro ambiti della predicazione, dell’insegnamento, della disciplina e dell’assistenza. Era questo un ordinamento non gerarchico, ovvero nessun ministero o ambito era subordinato all’autorità dell’altro, e ad ognuno di essi era assegnato un compito preciso nella Chiesa e nella società. Della prima sono responsabili i ministri della parola o Pastori; l’insegnamento è affidato a maestri e teologi; i presbitèri, o anziani, esercitano il ministero della disciplina, della conduzione pratica; e i diaconi curano l’assistenza in tutte le sue forme: l’assistenza ai poveri, alle vedove, ai malati, agli orfani ecc.

Calvino crea e introduce (attenzione, come abbiamo detto in altra risposta tutte le innovazioni, riforme e strutture sono sempre discusse, approvate o respinte dal Consiglio cittadino in organo di collegialità), un organismo tutto nuovo: il Concistoro, composto da pastori e membri laici scelti nel Consiglio cittadino. Il Concistoro era l’organo ecclesiastico propriamente inteso, ed aveva il compito di attendere alla disciplina ecclesiastica, all’ortodossia religiosa e al controllo rigoroso della moralità pubblica e dei fedeli. Il fatto, particolare, che nel Concistoro i membri laici erano in numero superiore rispetto a quello dei pastori, impediva il formarsi di una casta sacerdotale. I maggiori organi collegiali della società ginevrina erano dunque il Gran Consiglio, il Piccolo Consiglio e il Concistoro. E’ evidente che per la struttura di queste istituzioni e per la loro conformazione si evitava da un lato che la Chiesa avesse una sua collocazione autoritaria superiore alla generale collegialità cittadina, da cui la Riforma intendeva rifuggire, ma dall’altro se ne minava e minacciava l’autonomia.

La lotta per l’autonomia della chiesa rispetto al potere civile fu infatti per lungo tempo dura e aspra da parte di Calvino, che la rivendicò con forza rispetto al potere dei magistrati del Consiglio e dei partiti a lui avversi e i cui membri furono presenti in maggioranza all’interno dei due organismi principali cittadini, compreso il Concistoro. Solo nel 1555, quando dalle elezioni uscì vittorioso il partito favorevole a Calvino, egli potè operare con una serenità maggiore e in clima a lui (e alle sue riforme) più benevolo. Mi piace ricordare che fino ad allora Calvino dovette sottoporre all’autorizzazione dei Magistrati persino la pubblicazione delle sue opere e che capitò che gli impedissero di intervenire in dispute scritte con teologici di altre città per non incrinare i delicati equilibri politici tra stati e città.

“Controcorrente” di Montanelli

mercoledì 31 marzo 2010

Ferrovie - Carrozze

Ferrovie Italiane, disastro immutabile

<<Con l’inizio dell’anno scolastico, le ferrovie austriache hanno lanciato l’operazione il libro in treno. Si tratta di biblioteche circolanti, messe gratuitamente a disposizione dei pendolari, i quali restituiscono i volumi a viaggio ultimato.

Ci auguriamo che questa novità venga presto introdotta anche in Italia: dati i ritardi dei nostri convogli, il viaggiatore, nel frattempo, troverà il modo di laurearsi.>>

Indro Montanelli – Il Giornale, 14 settembre 1981

Una campagna elettorale tra bande, un risultato all’italiana

martedì 30 marzo 2010

gregge Domenica e lunedì scorsi 41 milioni di italiani hanno votato per le elezioni amministrative regionali e comunali, per 13 regioni e 460 comuni. E sarebbe stata una bella festa, se non fosse che viviamo in un Paese senza memoria, senza dignità civica e dalla congenita pigrizia democratica (che rasenta l’ignavia).

Son stufo. Sfiancato, stomacato.

Abbiamo subìto una campagna elettorale tra bande. Si sono contesi con le unghie e i coltelli quello spazio di potere infingardo e prevaricatore che assegna loro un posto privilegiato al di là del vetro. E noi di qua, reali solo nelle statistiche, tessere del puzzle della massa, una voce sola ma senza suono, senza individualità, bisogni, necessità, responsabilità, diritti e doveri. Siamo lo scenario, un arazzo sulla parete, la vasca da cui attingere e nella quale da domani si continuerà a riversare i rifiuti della partitocrazia e dell’assenza dello stato di diritto.

Ma in fondo, siamo sempre stati così noi italiani. Nulla di nuovo sotto il sole.

Siamo, in questa povera Italia, un residuo dell’europa barocca del XVII secolo.

E, pare, ci va tanto bene così.

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L’Italia dei Valori appoggia De Luca in Campania. Ecco perchè io NON voto IDV

martedì 23 marzo 2010

Le mie motivazioni vengono spiegate bene qui, in questo articolo di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano, del 7 febbraio 2010.

E, come io stesso ho scritto ad Antonio Di Pietro e ai dirigenti dell’Italia dei Valori, compresi Luigi De Magistris e Sonia Alfano:

“Ho sentito al Congresso dell’IDV le giustificazioni di Di Pietro, ma sono comunque anzitutto insufficienti, ma soprattutto inaccettabili. Se si giustifica questo, così, allora si può giustificare tutto il resto. Anche gli altri giustificano a loro modo le loro scelte per me inaccettabili. E quindi dov’è il limite? Io credo che bisogna essere coerenti, coraggiosi e determinati al cambiamento senza annacquamenti con opportunismi di sorta. Si deve stare o di qua o di là il limite della legalità, della moralità politica e al di sopra di ogni dubbio di credibilità”.

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Vincenzo De Luca, candidato Presidente alla Regione Campania

Ecco l’articolo di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano, del 7 febbraio 2010.

<<Inutile nascondersi dietro un dito. L’ovazione che ha salutato una vecchia volpe come Enzo De Luca al congresso dell’Idv rappresenta una sconfitta per Antonio Di Pietro e soprattutto per il suo tentativo di portare un minimo di pulizia nella politica italiana. L’impegno strappato a De Luca di dimettersi, se fosse eletto governatore della Campania e poi condannato (in primo grado, sottintende Di Pietro; in Cassazione, cioè fra vent’anni, sottintende De Luca), non è che una foglia di fico. Soltanto le forme, in questa brutta storia, sono state rispettate: Di Pietro ha rimesso al congresso la decisione se appoggiare o meno il candidato impresentabile del Pd e il congresso ha deciso, addirittura per acclamazione, di sì. L’ex pm del resto era stretto nell’angolo dalle circostanze, che non gli lasciavano alternative: o rinunciare a presentare la lista in Campania, o associarsi al Pd cioè a De Luca. Candidati spendibili non ne ha trovati, anche perché ha cominciato a cercarli troppo tardi, quando ha scoperto che la minestra che passava il convento era ancor più indigesta di quanto mente umana potesse immaginare: un candidato due volte rinviato a giudizio per reati gravissimi (concussione, associazione per delinquere, falso e truffa) al posto di un altro, Bassolino, che di rinvii a giudizio ne ha solo uno.

“Controcorrente” di Montanelli

Cicchitto_P2

Era il 1981: Fabrizio Cicchitto è già lì.

Nei corridoi del congresso del Psi, fra i tanti chiacchiericci che vi circolano, c’è anche questo: che Cicchitto, fino a ieri considerato una “promessa” del partito, e ora scaduto a scudiero di Mancini, che controlla il 2 per cento dei congressisti, avrebbe tentato sotto banco una manovra di accostamento a Craxi.

Sorpreso sul fatto e rimproverato da alcuni “compagni”, avrebbe risposto: “che volete, anch’io debbo vivere”. Francamente, non ne vediamo il perchè.

Indro Montanelli – Il Giornale, 26 aprile 1981

USA: Storica Riforma Sanitaria, la svolta di Obama

lunedì 22 marzo 2010

(clicca sulle immagini per leggere sui giornali americani)

'New York Post

Oggi è una data storica.

Da sempre dicevamo, e sentivamo dire, e vedevamo nei film, e sui giornali e su tutti i media possibili, di quanto fosse drammatica la condizione dei moltissimi (milioni e milioni) americani che per ragioni economiche non potevano permettersi un’assicurazione sanitaria degna di un paese civile, avanzato, progredito e che avesse a cuore la salute, la vita, il benessere e la dignità dei suoi cittadini.

Una vera piaga sociale per l’America, dove l’assistenza sanitaria era totalmente privata e a carico dei singoli individui e delle rispettive famiglie, dove prima di essere curati o accolti in ospedale, anche se a seguito di gravi incidenti, ti Usa Riforma sanitaria Voto Camera_NYT guardavano in tasca per controllare il possesso dell’assicurazione sanitaria, e di che tipo. Cioè se potevi pagare le cure. Dove milioni di persone ammalate non erano in grado di curarsi, con tutte le drammatiche ricadute personali, familiari e sociali che questo comportava. In un Paese che nella propria Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776,  proclama che a tutti gli uomini vanno riconosciuti il diritto «alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità».

Ebbene, fino a ieri, negli Stati Uniti d’America era così. Da oggi non più, Obama ce l’ha fatta.

Oltretutto, fino ad oggi, il paradosso incredibile era che le compagnie assicurative rifiutavano la sottoscrizione della copertura sanitaria a chi era già malato. Non era conveniente ed anzi oneroso per le compagnie stesse. Oppure se all’improvviso ti ammalavi, addirittura te la toglievano e tanti saluti. Un paradosso unico e inaccettabile per un paese civile.

L’America ha approvato la grande, storica, riforma della sanità che assicura anche agli indigenti e a chi non può permettersi un’assicurazione sanitaria privata, l’assistenza medica dello Stato.

Il provvedimento estende l'assistenza medica a 32 milioni di cittadini.

La speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, ha dichiarato: “E' passata una legge di straordinaria portata, che dopo l'approvazione del Senato estenderà a 32 milioni di americani un'assistenza medica di cui erano finora sprovvisti”.

Una svolta epocale. Una riforma "storica", nella quale nessun presidente americano era finora riuscito.

La notizia in italiano su:

Politici ignoranti – E questi cialtroni ci rappresentano nel Parlamento italiano??

giovedì 18 marzo 2010

E’ una vergogna assoluta!! Questa gentaglia, ovvero persone che decidono e legiferano sulla nostra vita, manifestano un’ignoranza enciclopedica!!
Qualunque ragazzo delle medie sarebbe preso a calci se durante un’interrogazione non sapesse queste banalità.
LE-IENEhanno raccolto queste eloquenti interviste.




“Controcorrente” di Montanelli

mercoledì 17 marzo 2010

Inauguro oggi una sezione settimanale dedicata ai “Controcorrente”, che fu una brillante e caustica rubrica del grande e rimpianto Indro Montanelli, pubblicata quasi quotidianamente sul suo “il Giornale”, quando ne era Direttore, e già fondatore, dal 1974 al 1994.

Fortunatamente conservo nel mio archivio una quantità enorme sia di copie del “Giornale” di quel periodo, che dei molti libri di storia che Indro Montanelli scrisse.

 

SilvioBerlusconi_Milan

Controcorrente

I tifosi rossoneri sono in festa per la notizia che Berlusconi sta per acquistare il loro Milan. Sono convinti che in un battibaleno ne farà una squadra da scudetto, da coppa delle coppe, da tutto, e forse hanno ragione.

C’è un solo pericolo: che il neo-presidente voglia fare anche il direttore tecnico, l’allenatore, il massaggiatore, il capitano e il centrattacco. Il che potrebbe andar anche bene.

Ma ad una condizione: che possa fare anche l’arbitro.

Indro Montanelli – Il Giornale, 21 dicembre 1985

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Almanacco: 16 marzo 1978, rapito Aldo Moro e uccisi gli uomini della sua scorta

martedì 16 marzo 2010

Aldo_Moro_Mi preme ricordare che il 16 marzo 1978 fu rapito Aldo Moro dalle Brigate Rosse.

In un agguato in via Fani a Roma, i terroristi uccisero i 5 uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi), e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro.

Io frequentavo il liceo, e mi ricordo perfettamente l’inquietudine e il dramma in cui il caso Moro gettò tutto il Paese. Non mi spendo in molte parole, in rete è possibile trovare una quantità enorme di materiale per approfondire questa angosciosa tragedia umana e di sconvolgimento politico e sociale.

C’è chi afferma, a ragione, che lì si concluse la Prima Repubblica.

Guarda la puntata integrale di Mixer 1994 sul Caso Moro, da “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli

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internet Explorer? Sgrunt!!

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Per visualizzare questo Blog si consiglia di utilizzare i browser Firefox o Chrome perchè Internet Explorer altera la visualizzazione e fa quel che vuole rispetto alla struttura dei Blog (e non solo di questo).

Non sono uno specialista in informatica; tuttavia sono un utente assiduo sia del computer che della rete. E qualcosa voglio dirla anch’io.

Purtroppo, ancora oggi, internet Explorer è il browser per la navigazione in rete più diffuso e più utilizzato sul globo terracqueo (anche se molto dipende dalla latilongitudine). E dico purtroppo non perchè io abbia qualche idiosincrasia per il prodotto in sè o per i prodotti Microsoft in generale (come capita ad alcuni crociati anti Bill Gates e i suoi prodotti della Casa di Richmond, più per ragioni etico-politiche che per altro. Anzi, io utilizzo quotidianamente, tra l’altro, anche prodotti Microsoft e devo dire che generalmente non ho grandi problemi, o almeno non tali da impedirmi di sentirmi relativamente libero e indipendente nelle mie scelte ed operatività).

La mia avversione è di natura propriamente pragmatica.

Ormai i browser sono molteplici, e fortunatamente sono anch’essi sempre più diffusi. Ad esempio abbiamo a disposizione Firefox, Chrome di Google, Opera, Safari che sono le più diffuse alternative alla nostra spina nel fianco, ed i primi due sono addirittura i suoi diretti concorrenti (che vi consiglio di scaricare e utilizzare come browser primari, a seconda della vostra scelta). Ma ve ne sono anche altri. E per un articolo, sul tema, migliore di questo, vi invito a visitare quanto ha scritto CreareBlog in questo post.

Ma veniamo al dunque. La mia contrarietà ad Explorer nasce dal fatto che esso, forse forte del fatto che resta comunque il più diffuso, non si aggiorna ai nuovi protocolli più innovativi usati in rete e, francamente, se infischia di tutto il resto. Creando così problemi di impostazione, visualizzazione, navigazione e risultato finale. Sia in ordine alla forma che dei contenuti.

Io da anni ormai non uso iExplorer, per ragioni diverse.
Un po' perchè iE mi dà un senso di inaffidabilità e insicurezza, un po' per ragioni etiche di mercato, un po' perchè più pragmaticamente sia Firefox che Chrome mi risultano di molto migliori sia in ordine alla velocità che al rendering, che alla differenziazione personale di navigazione, che ai componenti aggiuntivi ecc.
Secondo il periodo (ognuno di noi ha le proprie fisse), utilizzo alternativamente Firefox oppure Chrome.
Ma si presentano, ineluttabilmente, alcuni problemi perchè la maggior parte dei naviganti usa Explorer, appunto.
Anzitutto il fatto che, comunque, Explorer resta il browser più diffuso. E questo incide parecchio nella costruzione, impaginazione, strutturazione, del nostro Blog, e sui risultati di visualizzazione con altri Browser.


Sarà capitato anche a voi di impaginare un post in un determinato modo e poi vederlo visualizzato in modo differente a seconda del browser con cui viene visualizzato (anzi, a dire il vero, è solo Explorer che lo visualizza in modo del tutto differente dagli altri).
Così, noi creiamo il nostro post, o le nostre pagine web, li visualizziamo in un certo modo già sapendo che la maggior parte del Globo lo vede in un altro modo. Proprio perchè usa Explorer.
Questo è irritante, no?
E le ho provate tutte, non c'è modo di risolvere la questione.
Il mio parere generale, comunque, è che Firefox, per me, è il miglior browser in assoluto. Ma purtroppo mi sembra un pochino lento e pesante per la navigazione.
Chrome è ottimo, più leggero, ma ha ancora molte limitazioni, difetti, e sembra più un piccolo giocattolino semplice semplice rispetto a Firefox.
Io sarei per eliminare dal web Internet Explorer oppure per una rivolta tesa a costringere (in qualche modo) la Microsoft ad adeguarsi alle esigenze degli utenti, del mercato di fruizione e di una standardizzazione verso un protocollo di utilizzo più serio e rispettoso dei WebUsers.
Ma capisco che è un'utopia.

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Un italiano su 4 si vergogna dell'Italia?

sabato 13 marzo 2010

Global_Citizens

Emerge da un sondaggio realizzato dall'Ispo di Mannheimer

A molti, moltissimi, sarà capitato di affermare, sentire, pensare, a frasi assertive che avranno certo il retrogusto di luogo comune o di qualunquismo, di superficialità, del tipo: “l’Italia è un Paese di cialtroni”, “Siamo un Paese provinciale”, “Ci ridono dietro in tutto il mondo”, “L’Italia peggiora sempre di più”… e via così. E non solo per la situazione politica (comunque la si pensi), dell’informazione o della struttura istituzionale o di chi nelle istituzioni ci rappresenta. Ma anche per i nostri propri costumi, abitudini, i modi di fare della “gente”, al supermercato, alle poste, in automobile, in vacanza ed ogni qualvolta ci si esprime con le nostre proprie caratteristiche di “italianità”.

Almeno una volta sarà capitato di affermare o sentire considerazioni di questo tipo. E via di paragoni con la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti d’america, l’Europa… Il tono è di disincanto, di delusione per aspettative disattese, a volte di impotenza e arrendevolezza.

l’Agenzia di stampa ANSA il 4 marzo u.s. ha pubblicato questa notizia che qui posto:

MILANO - Un cittadino su quattro si vergogna di far parte dell'Italia e il 50% ha un motivo per essere imbarazzato del suo paese: è quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'Ispo di Renato Mannheimer in occasione della rassegna 'La storia in piazza' che si terrà a Genova dal 15 al 18 aprile.

Dal campione di 800 intervistati "molto rappresentativo" della popolazione italiana, si nota che "il sentimento di identità nazionale è diffuso ma moderato", come spiega Mannheimer dato che alla domanda su quale sia la dimensione territoriale ai cui si sente di appartenere di più, il 46% ha risposto lo stato, il 26% il comune e il 13% l'Europa.

Nel complesso il senso di appartenenza all'Italia è in lieve calo rispetto al 2004. In particolare, il 69% degli intervistati ha spiegato che, quando pensa allo Stato italiano, gli viene "un sentimento di orgoglio e di appartenenza", mentre il 33% ha detto di sentirlo "come una cosa lontana che non lo riguarda". E fra questi ultimi, il 25% ha aggiunto di "vergognarsi di farne parte". Un italiano su due ha poi citato un aspetto per cui è imbarazzato del suo paese, con in testa i politici e la mentalità.

(fonte ANSA.it)

 

I Moai dell’isola di Pasqua non vanno al Louvre

venerdì 12 marzo 2010


Leggo in rete una notizia interessante da condividere con voi.
Il Louvre di Parigi, tramite l’Organizzazione artistica e culturale italiana “Mare Nostrum”, e sponsorizzata dalla nota casa del lusso Luis Vuitton, avrebbe voluto esporre i famosi MOAI dell’isola di Pasqua (almeno uno di essi) nel cortile esterno del famoso museo nelle date tra il 26 aprile e il 9 maggio di quest’anno.
Ma un referendum popolare dei Rapa Nui, residenti dell’isola, ha bocciato all’89% il trasferimento delle statue sacre in Europa.
Vi invito a leggere questo bell’articolo di Omero Ciai che ho raccolto su Repubblica.it e che qui posto perchè spiega e riassume in modo eccellente il caso.
 
di Omero Ciai
L'idea era partita dall'Italia. Portare in Europa una delle statue giganti simbolo dell'Isola di Pasqua. Ma un referendum tra gli indigeni ha dato esiti "bulgari"
Sarà molto difficile vedere quest'anno nei giardini di Parigi un Moai, le gigantesche e misteriose statue dell'isola di Pascua. Un referendum tra gli abitanti dell'isola ha sonoramente bocciato, 89% contrari, l'idea dell'organizzazione italiana "Mare Nostrum", sponsorizzata da Louis Vuitton, di esporre dal 26 aprile al 9 maggio una delle statue all'esterno del museo del Louvre e poi, forse, in altre località europee.
La proposta era stata accettata dalle autorità culturali cilene ma con la clausola che gli abitanti dell'isola, gli indigeni Rapa Nui, fossero d'accordo. L'isola di Pascua, 4mila abitanti - si trova a 3.500 chilometri dalle coste cilene e per il trasporto di una statua - monoliti da 3,5 metri d'altezza - era già stata finanziata una assicurazione da due milioni di dollari. L'ultima parola spetterà nei prossimi giorni al Consiglio nazionale dei Monumenti del Cile ma è molto improbabile, dopo il risultato del referendum, che possa dare il via libera al trasferimento. Nelle ultime settimane il dibattito all'interno della comunità Rapa Nui è stato molto acceso. La minoranza dei favorevoli sosteneva che la proposta di Mare Nostrum rappresentava una occasione "per avvicinare la cultura dell'isola di Pascua al resto del mondo" e per attrarre nuovo turismo approfittando di una delle vetrine -il Louvre - più importanti dell'arte mondiale.
La maggioranza dei contrari invece difendeva il fatto che ogni Moai rappresenta un personaggio ancestrale, un avo, una persona e il ricordo del suo spirito, e deve rimanere accanto ai suoi discendenti sull'isola. Spostare un Moai equivale a tradirlo. Per questa ragione hanno proposto di esporre a Parigi una delle tante copie di Moai realizzate dai giovani scultori dell'isola. Il risultato del referendum, seppure non vincolante, non ammette comunque discussioni: al voto si sono iscritti 1.500 abitanti dell'isola e una maggioranza "bulgara", l'89%, ha respinto l'idea di spostare una delle statue per esporla in Europa.

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Almanacco: 11 marzo 1818, Mary Shelley pubblica “Frankenstein”

giovedì 11 marzo 2010

Quasi 200 anni fa, Mary Shelley pubblica Frankenstein, o il moderno Prometeo.

Moglie di Percy Bysshe Shelley e amici di Lord Byron, hanno segnato col loro genio la storia della letteratura e formato una cerchia di geni assoluti.

Uno straordinario romanzo, scritto in una straordinaria epoca, nell’ambiente di straordinari personaggi, artisti e letterati.

 

Un’epoca, e geniali artisti, che rendono onorevole un’umanità che per altri versi sarebbe da biasimare.

 

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L’analisi di Luigi De Magistris, inquietante realtà.

Questa analisi dell’eurodeputato delll’IDV Luigi De Magistris risulta inquietante quanto purtroppo aderente alla realtà attuale della situazione italiana.

 

Mi capita spesso di fermarmi a riflettere sul giudizio che la Storia darà di questo ventennio che appare sempre più una demolizione e uno scardinamento delle conquiste culturali, democratiche e dello stato di diritto, frutti di battaglie a costo spesso anche della vita di molti cui sono seguite all’altro “ventennio” storico, quello precedente a questo e a cui purtroppo, per molti versi, assomiglia tragicamente e ben più subdolamente.

Non facciamoci anestetizzare!

Leggi anche questo importante e interessante articolo di DeMagistris: “Il Presidente inadeguato

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