24/05/08

SEX CRIMES AND VATICAN
(Ripropongo, per non dimenticare)

22/05/08

Deposizione di Schifani per i fatti mafiosi di Villabate










Mandante, Manganello e Beneficiario

un noto (noto per luce riflessa) "manganello a libro paga" iscritto all'Ordine dei giornalisti e che riempie le colonne di un Giornale con le parole del Padrone spacciandole per sue, mentre di suo son riconoscibili solo gli insulti che lo rappresentano e lo distinguono nella magniloquenza di un'originalità supposta quanto palesemente inconsistente, ha vomitato qualche giorno fa un articolo nel quale, tra l'altro, nel comico e fallito tentativo di "risponderti nel merito" sul Caso Schifani, tra una decina di migliaia di battute che faranno la storia del giornalismo ma solo quello che lui stesso rappresenta, ha scritto che la faccenda Schifani e i fatti di Villabate: "Sono irrilevanti perché stiamo parlando di persone che Renato Schifani ha frequentato 30 anni fa (nel 1979) e che solo 18 anni dopo sono state riconosciute come mafiosi: basti che gli dei di Travaglio, i magistrati, non hanno mai interrogato né accusato Schifani per questa faccenda".

Ebbene, naturalmente (ma che lo dico affà?) è falso!

Esiste infatti almeno una registrazione della deposizione di Schifani, che è quindi stato sentito dai magistrati.
Questo il link:


Non la faccio troppo lunga; vi invito ad ascoltare questo documento trasmesso già a suo tempo e riproposto qualche giorno fa da RadioRadicale nello Speciale Giustizia:
(dal minuto 16 in avanti è presentata la deposizione di Schifani al processo dei fatti mafiosi di Villabate - Nel programma è stato intervistato anche Peter Gomez).

Altri collegamenti a corredo e a documentazione:



Buon ascolto e buona lettura

Ciao, Bumbury.

21/05/08


Marco Travaglio - Peter Gomez
SE LI CONOSCI LI EVITI



Marco Travaglio presenta "Se li conosci li Eviti", a Torino, ripresi dal Meet-up Amici di Beppe Grillo Qui Torino Libera.
La carta d'identità dei nostri 'rappresentanti' e la storia di quello che hanno detto e hanno fatto. Per capire quello che potranno fare. Luogo e data di nascita, curriculum, segni particolari, fedina penale, assenze in Parlamento e frasi celebri.
Il momento peggiore della nostra vita repubblicana. Libro che è utile avere come guida non solo al Parlamento, ma anche all'Italia sfibrata e stravolta di questi anni. Sono più di 150 politici. Vecchi e nuovi. Con una piccola schiera di virtuosi (o quasi) che hanno diritto alla citazione. Sono pochi e si notano di più. Non perdiamoli di vista.Introduce Diego Novelli

N.B. La qualità del video non è eccellente per una questione di spazio e dimensione del file, in quanto ho voluto privilegiare l'audio che poi è quel che a mio parere interessa maggiormente.

CIALTRONI ITALIANI AL PARLAMENTO EUROPEO

Riporto pari pari la notizia pubblicata ieri sull'Ansa.
Un'altra "perla" italiana....



2008-05-20 21:14
NOMADI: DALL'UE NO A VIOLENZE, IL DIBATTITO SI ACCENDE
di Danila Clegg

STRASBURGO, 20 MAG - Un dibattito intenso, segnato da scambi polemici e contrapposizioni sulla politica da adottare nei confronti dei rom, ma anche sul ruolo del governo italiano. Così gli eurodeputati, per la stragrande maggioranza italiani, ma in un'aula semideserta, si sono confrontati sulla questione dei rom dopo avere ascoltato le parole del commissario ue Vladimir Spidla, che ha espresso una forte condanna delle violenze nei confronti dei rom, invitando a punire i responsabili di tali violenze senza dimenticare di ricordare che è dovere degli stati Ue garantire la sicurezza delle persone sul loro territorio. Quanto avvenuto a Ponticelli, ha sottolineato Spidla, non è un caso isolato perché "la violenza razzista che si nutre di populismo e di battage mediatico" si può osservare in vari stati europei , ma deve spingere tutti ad uno sforzo di solidarietà, della quale i rom hanno bisogno per rompere il circolo vizioso di emarginazione e violenza.

"I rom non sono criminali o meno intelligenti di altri", ha rimarcato Spidla e non li si può stigmatizzare come criminali. Così come, ha precisato, non si può impedire ai cittadini romeni, che sono cittadini europei, di godere dei diritti sanciti dai trattati e in particolare dalla direttiva sulla libera circolazione dei cittadini. In base a questa direttiva l'espulsione è possibile in presenza di una minaccia reale alla sicurezza , ma deve essere decisa caso per caso e comunque rappresenta "una misura estrema di limitazione di una liberta fondamentale". Spidla ha riconosciuto che lo sforzo fin qui fatto non è stato efficace e per questo la Commissione presenterà a giugno un documento sul ruolo dell'Ue nel aumentare l'integrazione dei rom. "La storia ci ha mostrato che il razzismo, l'odio e l'intolleranza prima o poi portano alla catastrofe. Se non si traggono le lezioni del passato si è condannati a riviverle", ha ammonito Spidla, chiudendo un dibattito che ha volte ha avuto toni aspri.

Come quanto Romano la Russa (An) è stato interrotto dal radicale Marco Pannella mentre affermava di essere "ancora alla ricerca di un rom con un lavoro legale e che paghi le tasse". Il diverbio fra i due ha costretto la presidente di turno dell'assemblea, Luisa Morgantini (Prc), ad intervenire: "Vi ricordo che qui non siamo al parlamento italiano".

L'approccio soft del capogruppo socialista Martin Schulz, che ha insistito più volte sul fatto che l'obiettivo del dibattito non era mettere l'Italia sul banco degli imputati, non ha avuto molto seguito fra i parlamentari del centrosinistra. A cominciare da componenti del suo gruppo.

"'Chi governa ha il diritto ma anche il dovere di indicare soluzioni e non solo di indicare capri espiatori o di inviare le ruspe. Dal governo italiano ci aspettiamo risposte concrete e coerenti con le esigenze di accoglienza, integrazione e sicurezza'', ha affermato Gianni Pittella, mentre Claudio Fava ha accusato il governo Berlusconi di ripristinare "il concetto di razza nell'ordinamento giuridico italiano".

La verde Monica Frassoni, che ha anche fatto un riferimento alle "ultime incredibili affermazioni" sul gay pride della "bellissima ministra italiana per le pari opportunità", ha sollecitato il rispetto delle regole "di tutte le regole" quelle che "vietano di rubare e di occupare il suolo pubblico, ma anche quelle che vietano di discriminare, di cacciare le persone povere e di mantenere persone senza diritti per decenni".

Mentre Cristina Muscardini (An) ha accusato Schulz di avere fatto un'operazione partitica e Vito Bosignore (Fi) ha difeso l'operato del governo Berlusconi, l'atmosfera si è riscaldata quando Luca Romagnoli (Fiamma tricolore) ha proposto la creazione di uno stato rom o quando quando il leghista Mario Borghezio ha sollecitato che diventi reato "l'associazione a delinquere delle famiglie rom finalizzata a commettere furti e rapine".

17/05/08

Dallo Stato 4 miliardi di euro all'anno alle gerarchie vaticane.
Mezza finanziaria per avere il Paese tra i più arretrati e oscuranisti d'Europa?




Curzio Maltese
La Questua - quanto costa la Chiesa agli italiani
Feltrinelli - Pagine: 176, Euro 14,00.

Sembra incredibile ma è così. Mezza finanziaria all'anno, una somma enorme, per quale motivo? per fare cosa?

Dalla presentazione del libro su Feltrinellieditore.it
Quanto costa la Chiesa cattolica ai contribuenti italiani? Chi gestisce il fiume di denaro che passa ogni anno dalle casse dello Stato alle istituzioni ecclesiastiche? E come vengono usati questi soldi?

Il libro
Un miliardo di euro dai versamenti dell’otto per mille. 650 milioni per gli stipendi degli insegnanti di religione. 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanità. 250 milioni per il finanziamento dei Grandi Eventi. Una cifra enorme passa ogni anno dal bilancio dello Stato italiano e degli enti locali alle casse della Chiesa cattolica. A cui bisognerebbe aggiungere almeno il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano e oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione europea: il mancato incasso dell’Ici, l’esenzione da Irap, Ires e altre imposte, l’elusione consentita per le attività turistiche e commerciali. Per un totale di circa 4 miliardi di euro, più o meno mezza finanziaria, l’equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all’anno. Una somma (è la stessa Conferenza episcopale italiana a dichiararlo) che solo per un quinto viene destinata a interventi di carità e di assistenza sociale.

L'audiovideo della presentazione del libro:

Con il piglio del grande cronista Curzio Maltese snocciola cifre e dati, scandaglia documenti, bilanci e siti internet, dà voce a fonti insospettabili, in un’inchiesta sorprendente e coraggiosa che rielabora, amplia e integra i materiali già pubblicati a puntate sulle pagine di “Repubblica”. Il suo non è un attacco alla Chiesa in quanto tale, tanto meno lo sfogo di un anticlericalismo di maniera. È il tentativo di fare luce su una realtà troppo poco conosciuta e non sempre trasparente, che tocca però nervi sensibilissimi della democrazia italiana come la lealtà fiscale, la corretta gestione delle risorse pubbliche, la laicità dello Stato. Una realtà, inoltre, che provoca non pochi disagi all’interno stesso del mondo dei fedeli, se è vero che importanti intellettuali cattolici hanno denunciato “il dirigismo, il centralismo e lo strapotere raggiunto dalla burocrazia nella Chiesa”.

Leggi da Repubblica.it alcuni articoli MOLTO interesanti di Curzio Maltese sul tema:

Articolo1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

08/11/07

Vassilij Kandinskij (1866-1944)

&
Sergio Corazzini (1886-1907)


31/10/07

Caselli sul Processo Andreotti e la disinformazione di regime
"La maggioranza dei cittadini crede che Andreotti imputato per avere avuto relazioni con la mafia sia stato assolto. Non è vero. E' una bufala... "

28/10/07

Ecco come Bruno Vespa esegue i capricci dei Partiti.
Porta a Porta trasmissione di informazione al servizio dei cittadini?
Non scherziamo...

Da sempre siamo abituati a dire e a sentire di come la Rai sia lottizzata dai partiti. Di come il sistema di spartizione partitocratica della Rai produca, in sostanza, una disinformazione sistematica in spregio al diritto dell'informazione, quella vera, di stampo anglosassone, dei cittadini e miri principalmente a dare visibilità ai partiti stessi.

Da tempo sentiamo e diciamo di come i giornalisti televisivi (e non solo) non "sarebbero" affatto liberi e indipendenti, bensì legati e soggiogati al potere politico e al cui potere sono proni e asserviti, con evidente difetto della libera informazione e a tutto scapito della democrazia e dell'interesse del cittadino ad essere correttamente informati.

Da tempo, inoltre, Bruno Vespa viene citato come "campione" di questo sistema malato della Tv pubblica, del giornalismo connivente alla Casta, di domande non fatte, di temi scomodi elusi, di una patina obnubilante che avvolge la Democrazia, la libera informazione.

Ora, finalmente, ne abbiamo un documento eclatante.
La conversazione è tratta da un'interecettazione telefonica tra Bruno Vespa e Salvo Sottile, già portavoce di Gianfranco Fini.
Ascoltare per credere come le trasmissioni di "informazione politica" vengono costruite addosso ai politici, come si mettono d'accordo, come Bruno Vespa costruisce la sua trasmissione o, meglio, bisognerebbe dire, come i politici costruiscono le trasmissioni a proprio uso e vantaggio.
E Bruno Vespa esegue.

27/10/07

DISCO ANNI '70

26/10/07

MISERIE ITALIANE

Leggo e pubblico un articolo trovato oggi su Corriere.it
Se mai avessimo bisogno della riprova di quanto è misera la politica di questo povero Paese, eccone un altro esempio.

Dopo venti anni di esplorazioni e scoperte

Ritirata dell'Italia dai ghiacci dall’Antartide

Migliaia di scienziati costretti ad abbandonare il campo perché il governo ha chiuso i finanziamenti

ROMA - «Seicento milioni di euro investiti dal 1985 a oggi, 4000 ricercatori coinvolti. Due basi polari, la "Mario Zucchelli" nella Baia di Terranova e la "Dome C" nella regione di Concordia, quest’ultima realizzata in collaborazione con la Francia. Migliaia di ricerche e pubblicazioni in geologia, climatologia, astrofisica, medicina e biologia - elenca il professor Ezio Tabacco, uno dei coordinatori del Piano nazionale di ricerche antartiche-. Ora tutto rischia di essere disperso».

Uno dei maggiori glaciologi internazionali, il professor Giuseppe Orombelli dell'università di Milano Bicocca, conferma la disfatta: «Da due anni la Finanziaria ha cancellato i finanziamenti alla ricerca in Antart

ide. Siamo passati da una media di 30 milioni all’anno, a pochi milioni erogati, senza programmazione e con gravi ritardi, dal ministero della Ricerca. Eppure siamo stati protagonisti di importanti imprese, come ’Epica’, una perforazione profonda 3200 metri, che ha permesso di ricostruire 800 mila anni di storia climatica della Terra.

L’Antartide è considerato il laboratorio ideale per studiare il passato, il futuro e lo stato di salute del pianeta. Tutti i maggiori Paesi hanno una o più basi. «Ma i nostri ultimi governi sembrano ignorarlo - aggiunge il dirigente dell’Ingv Antonio Meloni, vicepresidente del massimo organo antartico internazionale, lo Scientific commettee on Artic research -. E già si vede che lo spazio lasciato vuoto dai nostri ricercatori, viene occupato da altri colleghi stranieri. E' una pena sia per gli anziani che si dedicano da diversi anni a queste ricerche, sia per i giovani che avevano riposto in questo grande progetto le loro speranze per il futuro». Gli scienziati dei ghiacci, indossando le loro tute rosse, hanno deciso di dare vita a un sit in di protesta davanti al Parlamento, il pomeriggio di giovedì 26 febbraio. Chiedono di essere ricevuti dal ministro della Ricerca Mussi, nella speranza di poter resuscitare il programma di ricerche.

Franco Foresta Martin
25 ottobre 2007 - Corriere.it

15/10/07


Pronto un nuovo decreto di Fioroni:
Ecco come si trasformano i bulli di scuola in criminali da strada.
Ma che bel Paese l'Italia, eh?

---------- da Repubblica.it del 15 ottobre 2007

Al varo il decreto. Previsti anche sospensioni lunghe e percorsi di recupero
Sanzioni più severe per contrastare l'aumento del bullismo a scuola
Linea dura, ecco le nuove punizioni
"Bocciati i bulli più violenti"
di SALVO INTRAVAIA

ROMA - Inasprite le sanzioni disciplinari anti-bullismo per gli studenti della scuola media e superiore. Fra pochi giorni, chi sarà pescato "in atteggiamenti lesivi della dignità dei compagni e degli stessi insegnanti" potrà essere espulso dalla scuola fino alla fine dell'anno scolastico. Dunque, bocciato. Il Consiglio dei ministri, nella seduta di tre giorni fa, ha approvato lo schema di regolamento che modifica quella parte dello Statuto degli studenti riguardante proprio le punizioni.

Il provvedimento, presentato al governo dal titolare della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, ha già incassato il parere favorevole del Consiglio di Stato e del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione. Il testo dovrebbe essere reso noto a giorni e la stretta nei confronti degli alunni più riottosi potrà essere applicata già da quest'anno.

Il "pugno di ferro" annunciato da Fioroni, all'indomani di fatti di cronaca che in alcuni casi hanno fatto precipitare la scuola nel baratro della violenza, sta quindi per concretizzarsi.
Non si tratta di un ritorno alle norme del regio decreto del 1925, in vigore fino al mese di giugno del 1998, che nelle situazioni più gravi prevedevano "l'espulsione da tutte le scuole del regno". Ma è certo che atti di bullismo all'interno delle mura scolastiche contro i compagni più deboli, scherzi un po' troppo pesanti all'indirizzo degli insegnanti eccessivamente accondiscendenti, raid vandalici o azioni violente vere e proprie non saranno più tollerate e potranno essere sanzionate con la sospensione dalle lezioni per più dei 15 giorni previsti finora.

Il documento riscrive gli articoli 4 e 5 dello Statuto degli studenti che si occupano della Disciplina e degli organismi (e relative procedure) cui gli alunni incolpati potranno rivolgersi per discolparsi o difendersi. Saranno le singole scuole che nel proprio regolamento dovranno stabilire quali sono i comportamenti che configurano mancanze disciplinari, le relative sanzioni previste, gli organi competenti ad irrogarle ed il relativo procedimento da seguire. Non è quindi detto che le stesse violazioni saranno sanzionate alla stessa maniera in tutte le scuole italiane.

Ma la novità più importante è che in presenza di gravi infrazioni, alunni recidivi o casi che ingenerino allarme sociale, l'allontanamento dalla comunità scolastica può arrivare al termine dell'anno scolastico e per le situazioni più gravi all'esclusione dallo scrutinio finale o dagli esami di stato. Qualunque sia la sanzione, questa avrà sempre finalità educativa e sarà sempre tesa al recupero dello studente.

Chi incapperà in sanzioni superiori ai 15 giorni sarà incluso in percorsi di recupero che - in accordo con le famiglie, i servizi sociali ed eventualmente l'autorità giudiziaria - potrà anche tradursi in attività di natura sociale, culturale e, in generale, a vantaggio della scuola. Gli organi collegiali (Consiglio di classe o Consiglio d'istituto) deputati a comminare la sanzione non saranno comunque inappellabili. I ragazzi incolpati, o chi per loro, potranno rivolgersi all'organo di Garanzia della scuola che al suo interno, oltre ai docenti e al capo d'istituto, avrà i rappresentanti dei genitori e degli alunni.

(15 ottobre 2007) fonte: Repubblica.it

17/09/07




Veltroni: Abolire il CdA RAI

Leggiamo stamattina un articolo su Repubblica.it nel quale Valter Veltroni tromboneggia su una proposta: Abolire il Consiglio di Amministrazione della RAI e istituire l'Amministratore Unico.
La motivazione di Veltroni per questa proposta è duplice: svincolare la RAI dalla politica ed eliminare quello che fino ad ora è risultato un duplicato della Commissione di Vigilanza sulla Rai.

Detto così e forse essendo nati ieri, anzi oggi, sembrerebbe una proposta finalmente saggia, necessaria fortemente richiesta da più parti.
Ma la domanda è: qualcuno crede che verrà fuori qualcosa che davvero farà della Rai qualcsa di assomigliante alla BBC?
Qualcuno crede davvero che verrà nominato un Amministratore Delegato che se ne fotterà della politica e penserà esclusivamente a strutturare una Rai che sia un decente servizio pubblico, con vera informazione e davvero svincolato dalla politica?

Mi dispiace, ma siamo davvero ridotti male in questo Paese se siamo costretti a non credere più che qualcosa possa cambiare.
La politica si nutre di proclami e di disinformazione.
Di inciuci e di utilità
pro-domo-loro.

Da troppi anni ci danno caramelle con una bellissima confezione ma poi, quando la apri, è già putrescente e ammuffita delle solite cose partitocratiche e antidemocratiche.
Ci hanno tolto persino la speranza. Questo è quel che non posso perdonare.

11/09/07

11 Settembre 2001


Esistono molti siti sul web, di qualsiasi taglio politico, dietrologico, cronicistico e che presentano l'avvenimento nei più diversi aspetti.
Poichè intendo solo "ricordare" e non commentare, indirizzo alla pagina di Wikipedia sugli attentati dell'11 settembre 2001

10/09/07


Vaffanculo Day


Si è tenuto sabato 8 settembre 2007 il Vaffanculo Day organizzato da Beppe Grillo.
Potete qui vedere il video della manifestazione


Folklore? Antipolitica? Qualunquismo?
O solo un bel Vaffanculo! detto di cuore e di pancia a tutte quelle cose che non vanno e che tutti lamentiamo?

30/05/07

....... E DOMANI A MOSCA IL GAYPRIDE CI RIPROVA


Approfittando della copertura mediatica internazionale, dell'attenzione diplomatica, della Politica Europea e del mondo intero, domani a Mosca sfileranno ancora per i diritti degli omosessuali (che a questo punto sono diventati, più in generale, il diritto democratico di libera espressione e il diritto di libero pensiero).

"Ci sono elementi per pensare che il clima ora possa essere diverso", affermano gli organizzatori.
Certo è che questo nuovo guaio per Putin e per la Russia non ci voleva, essendo l'ex impero sovietico sotto la pressante richiesta dell'occidente di garantire libertà, diritti umani e regime democratico.
Non sono ancora state dimenticate, e anzi continuano a montare le polemiche, per le centinaia di giornalisti russi o dell'area russa "suicidati" dal 1994 ad oggi.
Quella del giornalismo russo dev'essere una categoria a forte "rischio depressione".

29/05/07

LE RISSE POLITICHE SONO LE UNICHE COSE DAVVERO BIPARTISAN NEL NOSTRO PAESE

Quanto è lontana la Francia, la Spagna, l'Inghilterra! Quanto è lontana l'Europa!
rispetto a questa Italia dove congenitamente nel non-dibattito politico non si riesce a parlare di contenuti, di temi e progetti politici. Sacrificandoli alle urla, alle risse, alla difesa di una fazione e del potere comunque sia.


Non ci occuperemo ora, e il lettore ci scuserà, delle elezioni amministrative appena conclusesi. Chè ci sembra prematura, nel momento in cui scriviamo, qualsiasi analisi definitiva o provvisoria che sia. E tantomeno ci uniremo al circo delle dichiarazioni di politici e politicanti, tanto prevedibili quanto francamente nauseanti nella loro scontatezza e inutilità.

Ci interessa invece riprendere una dichiarazione che, ce lo consentirete, chiameremo col suo nome: “allarmismo provinciale e paesano”.

La dichiarazione è di tre giorni fa: «Viviamo in uno dei momenti più foschi della vita del nostro Paese, in cui pare non esservi più alcun rispetto delle regole fondamentali della democrazia». Lo afferma in una nota il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, che accusa il premier di aver violato la regola del silenzio pre-voto e chiede al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, un «intervento di garanzia».

«Quando il capo del governo - sottolinea il dirigente azzurro - infrange in modo consapevole e premeditato il silenzio pre-elettorale e quando il servizio pubblico televisivo riduce al silenzio la doverosa protesta dell'opposizione, vuol dire che non vi è più in questo Paese alcuna tutela dei diritti democratici, se non, in ultimo, nel ruolo di suprema garanzia dei vertici delle istituzioni e del capo dello Stato»

Bondi si riferisce alle parole pronunciate da Romano Prodi a poche ore dal voto, Sabato 26 maggio, in occasione del suo intervento alla Conferenza nazionale della famiglia, a Firenze. Prodi aveva detto che «i due terzi dell'extragettito saranno destinati, prima della Finanziaria, alla spesa a favore di pensionati e famiglie numerose».

Per quel che conta la nostra opinione, viene da dire che il Premier non ha fatto altro che ribadire un'affermazione già fatta pochi giorni prima in occasione della conferenza stampa sull'ultimo anno di governo. Ma evitare polemiche inutili e strumentali non sembra uno sport molto praticato nel nostro paese.

Tuttavia, francamente, ci saremmo meravigliati se il premier, alla conferenza sulla famiglia, anziché delineare un progetto politico ed economico che riguarda proprio la famiglia, avesse parlato, che so, del suicidio del Ministro dell'agricoltura in Giappone?

E' sintomatico, in proposito, riesumare un articolo di Repubblica del 12 giugno 2004.

Alle 18 di quel giorno, nel seggio in cui votava, Silvio Berlusconi si era prodotto in un vero e proprio comizio elettorale. E sulle polemiche scaturite ebbe a dire “ho letto i
giornali italiani e le polemiche e, lasciatemelo dire, si è toccato il massimo della cialtroneria
".

Ecco l'articolo di Repubblica del 12 giugno 2004:

MILANO - Un mini-comizio, al seggio, a campagna elettorale rigorosamente chiusa. Silvio Berlusconi rompe il silenzio imposto dalla legge (numero 212 del 4/4/1956) e davanti alla scuola Dante Alighieri di Milano, dov'è il suo seggio, parla diffusamente davanti ai cittadini sia all'ingresso sia dopo aver votato. E' accaduto intorno alle 18, quando il presidente del Consiglio si è soffermato a rispondere ai giornalisti che lo aspettavano, ed ha dispensato indicazioni di voto. "Non votate per i partiti piccoli o piccolissimi", "supereremo il 25 per cento", "la sinistra è impossibilitata a governare": queste alcune delle affermazioni del premier.
"So perfettamente per chi votare - ha detto il presidente del Consiglio al suo ingresso nella scuola -, voto per un partito liberale ed anticomunista". Berlusconi si è definito "un inguaribile ottimista", ha affermato con certezza che "Forza Italia supererà il 25 per cento" e che la sconfitta "è praticamente impossibile". Ma con una raccomandazione: "Non votate per i partiti piccoli o piccolissimi - ha aggiunto -, che possono portare a Bruxelles pochi deputati".
Il presidente del Consiglio ha fatto anche qualche accenno alla vicenda della liberazione degli ostaggi, "tornato da New York - ha detto - ho letto i giornali italiani e le polemiche e, lasciatemelo dire, si è toccato il massimo della cialtroneria".
Poi, è tornato a parlare della consultazione elettorale. "La sinistra - ha detto - si è dichiarata palesemente impossibilitata a governare. Perché metà della sinistra è sedicente riformista, l'altra metà assolutamente oltranzista, radicale, anticapitalista, antioccidentale, anti-Europa. Con una sinistra così - ha aggiunto il premier - l'Italia non può andare da nessuna parte".
"Domani sera - ha detto il premier - resterò a casa, non seguirò i risultati, anzi andrò a dormire, perché ne ho bisogno. Vedrò i risultati la mattina successiva - ha concluso -, non mi consegnerò alle chiacchiere televisive e radiofoniche dei mestieranti della politica".

27/05/07

Chavez chiude Tv Caracas, contraria al suo regime. Era in onda da 53 anni

In Venezuela la dittatura chavista avanza.

"Non abbandonateci", in lacrime giornalisti, tecnici, attori e maestranze della Tv più antica del Venezuela, in onda dal 1954 e ora in opposizione al regime. Chiude perchè Chavez non rinnova la licenza.

Caracas (Venezuela) - 27 maggio 2007

Pensavamo di esserci abituati a tutto e a non aspettarci più niente (tranne le guerre e la violenza privata naturalmente, perchè si sa, la creatività non conosce limiti) in questo mondo mal globalizzato, e tuttavia “ordinatamente e mediaticamente” assestato nei suoi confini politici così ben definiti? A dittature che fanno scempio dei diritti umani e a cui vengono assegnate la presidenza Onu, guarda caso, proprio per i diritti umani? A Paesi famosi per il dumping nei mercati, le contraffazioni dei prodotti e che producono senza alcuna regola e senza alcuna tutela, e che poi entrano nel WTO (Organizzazione mondiale del commercio)? A Capi di Stato e di Governo che compiono genocidi nel silenzio dell'Unione Europea e che, anzi, da qualcuno vengono considerati “esagerazioni della stampa”?

No. Non ci eravamo abituati.
E infatti la non
-abitudine non ci ha deluso.

Radio Caracas Tv deve chiudere. Anzi chiude. Ha la colpa di essere un canale televisivo inviso al regime di Chavez. Sempre più vicino al modello castrista cubano.

Tutto legale, per carità. Infatti è il governo che rinnova le concessioni televisive, e il governo del Venezuela ha deciso di non concederla. Dopo una storia televisiva di 53 anni.

La concessione a trasmettere è stata firmata in favore di un nuovo canale tv, diciamo, più accondiscendente e più favorevole al governo. Finanziato interamente con denaro pubblico. Dello Stato, insomma.

Per capire: riusciamo ad immaginarci se qui da noi, in Italia, qualcuno decidesse di non rinnovare la concessione di servizio pubblico alla Rai, e che la Rai chiuda?


Certo, ultimamente RadioCaracas Tv non c'era andata leggera. Visto che quando, nell'aprile del 2002, in occasione del golpe militare di Pedro Carmona che aveva spodestato momentaneamente Chavez, era stata la prima Tv a mandare in onda il giuramento del nuovo comandante dello Stato venezuelano.

Oppure quando migliaia di persone manifestavano in strada per acclamare a gran voce il ritorno di Chavez la stessa tv mandava in onda cartoni animati e film con Julia Roberts.

Non era una cosa simpatica. Forse anche uno scarso servizio pubblico. Certo.
Ma chiudere una Tv dopo una 53 anni? Deve essere bene incazzato l'ex generale che da qualche tempo si presenta in pubblico molto volentieri con la mimetica, la divisa militare e qualcosa che ci ricorda molto il Castro del tempo che fu.
Dovremo aspettarci Ratzinger in Venezuela per fargli capire che l'autarchia e il comunismo significano miseria?
Sarebbe umiliante, per l'Onu, per l'Unione Europea, gli Stati Uniti e tutte queste belle cose.
Aggiungiamo che Chavez ha approvato una legge che gli concede l'opportunità di legiferare per due anni per decreto, esautorando di fatto il Parlamento e, si, è davvero umiliante.
Ma non è nemmeno la prima volta.

E, temiamo, neanche l'ultima.


La notizia su Caracol Television (Colombia)


A Mosca Stato di Polizia. No a Gay Pride, arresti calci e pugni

A Mosca vietato il GayPride. Una delegazione radicale e di eurodeputati picchiati e aggrediti per aver voluto consegnare una lettera al sindaco di Mosca.
Marco Cappato arrestato e rilasciato nel tardo pomeriggio, altri processati domani per direttissima. Non si conosce di cosa sono accusati.

Mosca, 27.05.2007
Stavo ascoltando la consueta Rassegna Stampa domenicale su RadioRadicale, quando irritualmente e bruscamente la rubrica viene interr
otta, alle ore 10e03. Subito si comprende che è successo qualcosa, una breaking news da Mosca: interrompiamo la rassegna stampa per segnalare quanto sta accadendo in questi minuti a Mosca, dove siamo collegati col nostro corrispondente David Carretta”.
Il collegamento è telefonico e si sente un certo trambusto in sottofondo. Grida, mugugni, lanci di uova e altri oggetti, e la voce affannata di Carretta che tra la folla cerca di fare una cronaca, tra una spinta e l'altra.

Mosca, ore 10,03 ora italiana, davanti alla sede ufficiale del Sindaco di Mosca, sulla Via Tverskaja.

Gli esponenti radicali Marco Cappato, deputato europeo; Nikolai Alexeiev, radicale russo e Coordinatore del Gay Pride di Mosca; Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca; Ottavio Marzocchi, radicale e funzionario al Parlamento Europeo, un nutrito gruppo di manifestanti per i diritti civili, insieme a parlamentari europei di altri gruppi, tra gli altri la deputata Vladimir Luxuria di Rifondazione comunista, volevano consegnare al Sindaco di Mosca una lettera firmata da 50 parlamentari europei e italiani dopo che era stato vietato il Gay pride.
Mentre veniva distribuito il volantino con il testo della lettera un gruppo di naziskin, alla presenza di un Vescov
o ortodosso, scortato da due persone, che dava loro la benedizione, ha cominciato a tirare uova ai partecipanti all’iniziativa nonviolenta e poi a picchiare violentemente i radicali. Subito dopo c’è stato l’intervento della polizia che anziché difendere le persone aggredite ha provveduto ad arrestare i radicali.

Qui sta succedendo davvero di tutto – continua David Carretta in collegamento telefonico - un militante per i diritti degli omosessuali ha tirato fuori un cartello, i giornalisti si avvicinano... ecco! È stato arrestato!! lo trascinano via con una certa violenza. Appena qualcuno tira fuori un cartello viene arrestato... E' stato aggredito! E' stato aggredito! Abbiamo visto proprio qui davanti a noi che gli dava un pugno violentissimo! Un agitatore, immaginiamo un ultranazionalista, gli ha sferrato un violentissimo pugno al volto!! ed ora è l'aggredito è stato arrestato e portato via dalla polizia, che anziché difendere gli aggrediti li trascina via, li arresta spintonadoli con una certa violenza! Là ora vediamo uno che sembra un arcivescovo della chiesa ortodossa, che fa segni della croce, parla con la stampa... intanto là un altro manifestante è stato arrestato.

Siamo vicini a un naziskin che cammina... sembra che non abbia buone intenzioni, sembra pronto ad aggredire... ecco! Ha dato un calcio fortissimo!! ora sentiamo Marco Cappato, eurodeputato radicale “che cosa fa la polizia?? perchè non li proteggete?? sapevate, stavate guardando, sapevate che stava per aggredire!! perchè non avete protetto le persone?? Marco Cappato è stato arrestato e ora lo stanno trascinando via, con strattoni e spinte. Lo infilano nel cellulare della polizia”.

La piazza è piena di gente, giornalisti, parlamentari europei in delegazione, manifestanti per i diritti civili e degli omosessuali, più di 500 poliziotti, moltissimi agitatori dall'apparenza di naziskin, tutti sui 18/20 anni. E' evidente che la polizia non muove e non muoverà un dito per difendere i manifestanti dalle aggressioni, pugni e calci. “Mentre mi aggredivano la polizia rideva” ha dichiarato la deputata Vladimir Luxuria.

Dichiarazione di Marco Cappato
Fermati mentre chiedevamo di essere difesi dalla polizia
L’europarlamentare radicale arrestato a Mosca assieme ad altri militanti italiani e russi del Partito Radicale Nonviolento.

Roma-Mosca, 27 maggio 2007
Mi trovo in una cella all’interno della camionetta della polizia. Siamo qui con alcuni militanti dei diritti civili in Russia”. Così Marco Cappato, in diretta ai microfoni di RadioRadicale, collegato di nascosto con un telefono cellulare. “Alla fine l’autorizzazione della manifestazione non era arrivata, ma noi volevamo solo consegnare una lettera al sindaco di Mosca – ha spiegato l’europarlamentare radicale - il cordone della polizia chiudeva i manifestanti senza però proteggerci da alcuni contromanifestanti che gridavano e si lanciavano contro di noi, lanciandoci oggetti, uova, pugni.

Ho personalmente visto anche alcuni di questi contromanifestanti che, prima di venire a lanciare dell’acqua, hanno parlato con i poliziotti che ci avrebbero dovuto difendere. Uno di loro ha cominciato a tirare calci ad Ottavio Marzocchi, ed è allora che ho iniziato a urlare in inglese, chiedendo perché la polizia non ci difendesse. Tempo cinque secondi e sono stato trascinato via da agenti in tenuta antisommossa.

Poco dopo lo stesso Ottavio Marzocchi, anche lui dirigente del Partito Radicale Nonviolento, funzionario del gruppo Liberale (ALDE) presso il Parlamento Europeo, è stato caricato. “Ora devo chiudere, hanno aperto il furgone”, così si è chiuso il collegamento in diretta ai microfoni di Radio Radicale.

Approfondimento su RadioRadicale.it


La notizia su Lemonde.fr - La notizia sulle prime pagine dei giornali online
Prima pagina de Il Corriere della Sera del 28.05.2007
Prima pagina de La Repubblica del 28.05.2007
Prima pagina de La Stampa del 28.05.2007
Leggi gli articoli, le interviste, i commenti sui giornali del 28.05.2007

25/05/07

Bisognava sistemare qualcuno


i controcorrente di Indro Montanelli
Un anonimo lettore c'invia la fotocopia di un passo della Gazzetta Ufficiale n. 202/1974, in cui si bandisce un concorso a cento posti di Viceprocuratore delle tasse, specificando che sono ammessi, tra gli altri, anche i titoli di studio del "cessato impero austro-ungarico".
E' un gesto di giustizia, di cui apprezziamo sinceramente le intenzioni. Però, siccome l'impero austro-ungarico è cessato nel 1918, esso non può aver rilasciato titoli di studio che a gente nata entro il 1900, cioè a persone che oggi hanno almeno 74 anni.
Giacchè c'erano, perchè non hanno esteso la validità anche ai titoli di studio rilasciati dal Regno delle due Sicilie e dal Granducato di Toscana?

Indro Montanelli - 7 dicembre 1974
Controcorrente - Arnoldo Mondadori Editore

Montezemolo, tra aspettative soddisfatte e proposte passate in sordina

AudioVideo del discorso
da RadioRadicale.it

C'era
molta attesa per il discorso (testo) che il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha pronunciato ieri di fronte all'Assemblea generale degli industriali.

Molti commentatori, nei giorni scorsi, avevano scritto e anticipato quel che Montezemolo secondo loro avrebbe detto. E possiamo dire che non ha deluso le aspettative di nessuno.

Sia di chi attendeva, e auspicava, dure critiche al sistema politico, al sistema oppressivo della pressione fiscale, al vecchiume del sindacato, alla piaga degli sprechi e dei privilegi, alla burocrazia arrugginita e all'inefficienza della Pubblica Amministrazione, ai ridondanti lacci e lacciuoli che frenano, o bloccano, lo sviluppo delle imprese, la tabella dell'export, eccetera:“Una parte importante della classe politica italiana teme il cambiamento perché pensa che questo alienerà i voti di quanti dovranno rinunciare a vecchie sicurezze, a rendite o privilegi grandi e piccoli che si sono accumulati nel tempo. Così si tende sempre a galleggiare in attesa della consultazione elettorale successiva”, ha detto Montezemolo.

Sia le aspettative di chi auspicava un “coraggioso” ed auto celebrativo elogio e riconoscimento al sistema delle imprese, alla creatività delle stesse, al peculiare e fertile spirito di intrapresa delle pmi, ed un forte monito che avrebbe confermato come il mondo produttivo-imprenditoriale è da considerare la struttura portante del Paese:“L’impresa - lo voglio dire forte - non è lo strumento con cui l’imprenditore si arricchisce, è il tessuto vitale di una democrazia economica moderna. Abbiamo inaugurato un modo nuovo di andare sui mercati internazionali presentandoci come un sistema compatto: governo, piccole, medie e grandi imprese, banche, università, mettendo sempre al centro gli incontri faccia a faccia tra piccoli imprenditori”.

Ma Montezemolo non ha deluso nemmeno chi, più di qualcuno, vaticinava una sua discesa in campo in politica, come primo attore. Un'altra discesa in campo nella politica di un Paese, il nostro, che sembra produrre quale proprio miglior core business più salvatori della Patria di tutti i risorgimenti del pianeta messi assieme da qualche millennio in qua.

Anzi, più che una discesa in campo sembra si tratti di “una discesa in pista”, se dobbiamo così leggere la nuova metafora automobilistica inaugurata ieri dal presidente di Confindustria. Il protagonista della politica, infatti, ora sarebbe un “pilota”, con tanto di “tuta” (di sinistra, di destra o di centro che sia, ha detto).

E' stato un discorso che ha fatto centro, non c'è dubbio. Difficile non condividerlo a meno di appartenere alla parte più conservatrice del sindacato, o alla sinistra più estremista che ha ancora l'immaginetta scolorita e consunta di Marx nel portafoglio, oppure di appartenere a quell'imprenditoria furbetta e autoreferenziale che vive come una remora ballando e stropicciandosi le tasche attorno allo squalo malato della politica.

Difficile non condividere quel discorso perchè Montezemolo ha dato fondo a un misto tra demagogia esplicita e omissioni imbarazzanti. Come ad esempio il mancato accenno alla spregiudicatezza di alcune, forse troppe, operazioni finanziarie. Pensiamo ai casi simil-Parmalat, ai furbetti del quartierino, a Telecom, al sig. Fiorani e a tutte le scatole cinesi che ingombrano l'edificio finanziario italiano, a cominciare dal garage, passando per il girardino, fino su in mansarda. Spesso ingombrando anche le aule dei tribunali e gli uffici delle Procure.

No, qui non c'erano aspettative, da parte di nessuno. E infatti il presidente ha elogiato le banche: “In questi ultimi anni le banche hanno ottenuto risultati straordinari per livelli di redditività e sono cresciute soprattutto attraverso processi di fusione in linea con il pensiero del Governatore Draghi. Guardiamo ad esempio all’importante operazione conclusa in questi giorni tra due grandi banche italiane. Se tutto questo fosse avvenuto in un altro paese avremmo gridato al miracolo”.

Ma c'è un passaggio che a me pare molto importante e che invece è passato, o lasciato passare, in sordina (e infatti abbiamo fatto una certa fatica a ritrovarlo e riesumarlo). Un passagio buttato lì quasi ritualmente e altrettanto ritualmente non raccolto: “Non è accettabile una pressione fiscale così concentrata sulla produzione, rispetto alle rendite e ai consumi. In questo modo si penalizza l’attività di chi fa impresa in Italia, a tutto vantaggio di chi produce all’estero e vende sul nostro mercato: è questo che vogliamo? È così che si pensa ai lavoratori e soprattutto alle famiglie?”.

Ecco, aumentare le aliquote fiscali sulle rendite finanziarie, dice Montezemolo senza possibilità di fraintendimenti. Le aliquote sulle rendite finanziarie, infatti, attualmente sono francamente un insulto al buon senso prima che ad ogni altra cosa.

E' stato un intervento a tutto campo, con toni forti e anche in aderenza all'attualità del tema “costi della politica”. Una questione sulla quale il Ministro Emma Bonino ha espresso un monito, che spero non cada inascoltato: “Per quanto riguarda le critiche alla politica fondata sul sistema dei partiti, da radicale posso solo dire a Montezemolo che si tratta di una battaglia condotta per anni in solitudine, a favore di un sistema realmente bipartitico e contro il finanziamento pubblico, senza cedimenti a moti demagogici ma con la tenacia e il rigore che hanno contraddistinto le nostre campagne referendarie”.

E alla lotta allo spreco e ai costi della politica si riferisce anche la dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani: “Ottimo prendersela con la politica e i suoi costi – è dal referendum contro il finanziamento pubblico del 1976 che i radicali agiscono per denunciare l'involuzione antidemocratica della partitocrazia”.

Dell'attacco al presidente della Camera Fausto Bertinotti, che aveva definito “impresentabile” il capitalismo italiano sono già stati scritti profluvi di articoli e titoli a tutta pagina sui diversi quotidiani. Richiamiamo qui solo il passaggio di Montezemolo: “Quando figure di primissimo piano delle istituzioni si spingono a dipingere come “impresentabile” il capitalismo italiano, senza che si alzi una sola voce dal mondo della politica a smentire questa autentica falsità”.

Insomma, disincantatamente il discorso di Montezemolo all'Assemblea di Confindustria mi appare come un ulteriore squillo di tromba la cui eco si disperderà, temo, fin dai prossimi giorni e che tuttalpiù sarà richiamato come i cotonati messaggi di fine d'anno del Capo dello Stato. Così, come per esorcizzare quell'aria rarefatta, stantia e vecchia che gli stessi attori di questo sfacelo producono, respirano e rilasciano. Ma nella quale sguazzano molto bene e, temo altresì, nulla faranno di davvero serio e necessario per cambiare questo stato di cose.

I punti del discorso su Repubblica.it

Reazioni politiche al discorso su Repubblica.it


24/05/07

Per un verso ...e per altro verso....

Dalla Relazione di Montezemolo di oggi, in Confindustria:

[...] Oppure, pensiamo al dibattito infinito sugli anni di piombo e sul terrorismo, un tema che più di ogni altro esigerebbe misura e pudore per evitare di offendere la memoria di chi ha perso la vita e di chi ancora soffre per la perdita dei propri famigliari.
Ma vi pare possibile che ex-terroristi di destra e di sinistra, pentiti e non pentiti, compaiano regolarmente sui giornali, in televisione, nei dibattiti, spesso nella veste di poco credibili educatori, pensatori, opinionisti? [...]

Daniele Capezzone ha dichiarato:
Dal Presidente di Confindustria Montezemolo e' venuta una bella e coraggiosa sfida liberale.
-----------------------------------------------------------------------------------
Sul tema leggete: Augias e D'elia, compagni radicali state sbagliando

Intervento del Presidente Montezemolo

Assemblea Generale
25 maggio 2007

Autorità, Signore e Signori,

imprenditrici e imprenditori, protagonisti di tante iniziative, di tante battaglie, di tante speranze; tenaci sostenitori della libertà di intraprendere, veri costruttori di progresso e benessere. A voi dico grazie per l’impegno straordinario di questi anni, per quanto abbiamo fatto, per quanto stiamo facendo, per quanto faremo insieme nei prossimi mesi.

Avevo detto, all’inizio della mia avventura in Confindustria, che “essere classe dirigente significa anche restituire al Paese parte di ciò che si è ricevuto, per farlo crescere e consentirgli di affrontare nuove sfide. Noi lo abbiamo fatto e dobbiamo esserne orgogliosi. Noi abbiamo rifiutato la logica del declino. Noi ci siamo rimboccati le maniche, è a noi in primo luogo che si deve l’aver fatto uscire il Paese dalle secche della crescita zero.

Il primo dovere che sento è dunque quello di ringraziare tutti voi imprenditori italiani per quanto avete fatto. Lo avete fatto per le vostre imprese, per voi stessi, per i vostri collaboratori e per il vostro Paese.

E’ un risultato di cui dobbiamo essere fieri. Senza alterigia, ma con la consapevolezza di aver saputo svolgere bene il compito che ci siamo dati quando abbiamo scelto questo mestiere.
Dobbiamo rivendicare a viso aperto questa nostra capacità. Soprattutto in un momento come questo, quando riemergono nel nostro Paese antichi e mai sradicati pregiudizi nei confronti dell’impresa.

Quando figure di primissimo piano delle istituzioni si spingono a dipingere come “impresentabile” il capitalismo italiano, senza che si alzi una sola voce dal mondo della politica a smentire questa autentica falsità.

Clicca QUI per leggere tutto l'intervento

Radicali e costi della politica


i controcorrente di Indro Montanelli
I Deputati Radicali hanno indirizzato alla presidente Jotti una protesta contro il moltiplicarsi delle commissioni parlamentari "di studio" all'estero. Pare che di queste trasferte ce ne siano state una quarantina in Usa, Canada, Cina, Giappone. Sono - dice il documento - carovane costose, di gente che spesso va solo per andare a spese di pantalone. Ma il guaio, secondo noi, non è che vanno. Il guaio è che poi tornano.
Indro Montanelli - 15 novembre 1986
Controcorrente - Arnoldo Mondadori Editore

23/05/07

Fassino e l'equilibrismo laico-clericale



Sono passate alcune settimane ormai, settimane che in politica spesso possono significare una serie di eternità messe in fila, da quando Piero Fassino declamò la sua replica in occasione dell'ultimo, letteralmente l'ultimo (forse), congresso dei Democratici di Sinistra a Firenze dell'aprile scorso.
Benchè siano molti, anzi, più di molti, i passaggi di quella replica che io non condivido, che critico e che tutto sommato non mi sorprendono affatto, ce n'è uno che non mi lascia pace e che mi ha indignato più di altri per spudoratezza, ipocrisia ed equilibrismo politicante, nonché di malcelato opportunismo.
Un passaggio sulla laicità, o pseudo tale, che mi ha fatto venire alla mente una frase che Pier Paolo Pasolini scrisse in un articolo pubblicato sul “Mondo” il 30 ottobre 1975 “...manovre, congiure, intrighi, intrallazzi di palazzo, passano per avvenimenti seri. Mentre per uno sguardo appena un po' disinteressato non sono che contorcimenti tragicomici e, naturalmente, furbeschi e indegni”.

Affinchè non si dica che viene estrapolata una frase da un contesto più ampio, così da esser tacciati di faziosa strumentalizzazione sterile e fine a se stessa, riporto qui di seguito tutta l'articolazione che Fassino ha fatto sul tema della laicità nella sua replica.
<<... La laicità è ascolto, e fondamento della laicità è l'autonomia dello Stato.... (ecc...) Però badate, non ce la caviamo dicendo libera Chiesa in libero Stato. Questo è un principio sacro, certo. E non ce la caviamo neanche dicendo semplicemente che lo Stato non può aderire a una ragione di fede. Giustissimo. Il problema è: ma lo Stato, nel momento in cui legifera, nel momento in cui norma, nel momento in cui cioè deve affrontare la sostanza di un problema, come lo fa? Questo è il tema del rapporto col mondo cattolico. Del rapporto tra credenti e non credenti. E cioè come mettiamo insieme punti di vista e approcci diversi per costruire una sintesi? Perchè dire semplicemente che lo Stato non assume e non può identificarsi in un punto di vista di fede o anche in un punto di vista filosofico è un principio che però poi deve fare i conti con la funzione regolativa che lo Stato deve esprimere. E la funzione regolativa non è soltanto una funzione metodologica; si esercita nel momento in cui dal metodo passi al merito, come dice sempre il mio amico Cofferati. E cioè affronti i problemi di sostanza. E affrontare i problemi di sostanza significa costruire delle sintesi condivise.
Io su questo insisto. So che questo è un dibattito aperto tra noi. E so anche che spesso viene, come dire, equivocato e frainteso.
Il ricercare sui temi eticamente sensibili un punto d'incontro e di sintesi tra credenti e non credenti non è la manifestazione dell'ansia della ricerca di legittimazione politica. Chi la legge così fa un errore.
Ce lo ricordava bene Amato prima. E' un altro tema, è un altro problema più di fondo.
Ed è che quando si interviene su questioni delicate, enormemente delicate che attengono alla vita e alla morte, all'esistenza degli individui, alla persona, alla sua soggettività, alle sue relazioni affettive e sessuali con gli altri... beh... Attenzione; si interviene in un campo in cui è assolutamente necessario costruire delle leggi che da un lato garantiscano a ciascuno la libertà delle proprie scelte che sono incomprimibili e incoercibili, e al tempo stesso che quella libertà possa essere esercitata nella responsabilità senza lacerare una società.>>

Io penso che il punto sia proprio qui. La “responsabilità”.
Si tratta proprio, da un lato, dell'etica della responsabilità e, dall'altro, dell'etica della convinzione. Lo Stato ha il dovere morale, politico e giuridico, tutto democratico (e la democrazia non è un caleidoscopio di compromessi), sia di assumersi esso stesso la propria ampia responsabilità, ovvero scongiurare ed adoperarsi per porre immediato rimedio qualora l'esercizio, o l'inesercizio, delle “proprie” (non di altri) funzioni fosse causa di una lacerazione nella società (società di individui, con diritti naturali e politici, di libertà, di autocoscienza e di più ampia responsabilità personale, morale, civica e di diritto), quanto di individuare determinatamente di chi sia, al di fuori dello stato di diritto, la responsabilità di quella lacerazione quando non è dello Stato. E assumendosi queste responsabilità deve agire e operare di conseguenza. Senza sintesi di sorta o senza atti condivisi con chicchessia che fosse causa di qualsivoglia tipo di lacerazione. Che apparirebbero davvero atti ipocriti, omissioni, equilibrismi o, come meglio ha scritto Pasolini, “contorcimenti tragicomici e, naturalmente, furbeschi e indegni”. Lo Stato non deve ricercare “il male minore, la sintesi più condivisa” tra il diritto e una (una) dottrina religiosa, di fede. Oppure la sintesi tra posizioni che non appartengono allo stato di diritto. Questo è un fallimento. Questo è lo stato etico, paternalista nel migliore dei casi. Un regime concessorio autoreferenziale e quindi illiberale, antidemocratico.
Su questo terreno, in altre latitudini, troppo, purtroppo, vicino alla nostra deriva verso lo stato etico, già si sposta la barra in direzione di fondamentalismi dove la fede, le gerarchie ecclesiastiche, stanno ferme nella loro dottrina dogmatica e irrazionale costringendo lo Stato a compromessi con la laicità. Anziché avvenire il contrario, come dovrebbe essere in uno stato di diritto.

È, questa, una limitazione. Un deragliare dai fondamenti delle stesse premesse sul significato dello stato laico che pur Fassino afferma nella sua replica. Io lo chiamo equilibrismo.
Francamente mi sembra anche stucchevole questo abuso, questa strumentalizzazione ipocrita e questa volgarizzazione, rozza, del termine “laico”. Cui davvero bisognerebbe fermarsi a riflettere sul vero e sul significato proprio di questo vocabolo.

Ma si parla di sintesi condivise. Sintesi tra cosa? Condivise con chi? È questo il punto.
Le leggi dello Stato devono essere una sintesi tra ragioni laiche e dottrine di fede?
Condivise con le gerarchie vaticane, sempre più lontane dal popolo dei cattolici credenti, che dettano regole etiche univoche e impongono veti ai parlamentari della Repubblica?

Oppure, come credo debba essere, lo Stato deve affermare leggi e diritti che esulano da credi religiosi, per quanto diffusi? I quali diritti, essendo laici, possono avere semplice e naturale aderenza ad ogni individualità sociale affinchè si considerino per questo forti e libere di riconoscersi in essi, senza conflitti di contrapposizioni con l'origine di quell'altro da sè e che attiene alla fede.

Il dibattito è antico. Troppo antico, mi pare. Avverto intendimenti reazionari, che riportano il dibattito, anche sul piano filosofico, a periodi precedenti l'illuminismo e la rivoluzione copernicana non tanto di Copernico, ma dello stesso Kant.
E ci porta, strettamente, alla discussione sulle cosiddette radici cristiane dell'Europa.
«I padri fondatori della Comunità europea - ha osservato il ministro per il Commercio internazionale Emma Bonino - erano tutti, o quasi, democristiani di ferro». Come De Gasperi, Schumann, Adenauer. Ma per loro «fu naturale semmai riferirsi ai frutti di libertà, democrazia, solidarietà, laicità che da quelle radici si sono sviluppati e che sono alla base del progetto di integrazione europea. Cosa erano, apostati?».

«Mi sono adoperato lungamente e silenziosamente per introdurre il riferimento della radici cristiane nella Costituzione europea. Credo però che non esserci riuscito non vuol dire che il testo le disconosca». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano prodi, nel suo saluto al congresso europeo della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) in occasione del cinquantenario dei Trattati di Roma e proprio nel giorno in cui anche papa Benedetto XVI ha affrontato il tema dell'origine cristiana della cultura europea. Tuttavia, secondo Prodi, quella fase «è un retaggio del passato».
Da parte sua, il segretario dei Ds Piero Fassino, intervenuto alla riunione dei socialisti a Berlino, ha detto che nella costruzione dell'Europa il contributo della cultura cristiana è innegabile ma si affianca a quello di altre tradizioni culturali. Dice infatti Piero Fassino: «Dobbiamo lavorare perché nella Carta si inserisca tutto quello che possiamo metterci così da arrivare ad un testo il più corrispondente possibile alle aspettative di tutti. E' indubbio che cultura e identità europee si siano fondate su cristianesimo e cattolicesimo, ma dobbiamo tenere conto anche degli apporti di diverse sedi e culture, ad esempio l'ebraismo» [...].
Questo deragliare addirittura dalle fondamenta cristiane a quelle “cattoliche” ci lascia, a dir poco, perplessi. Certamente critici e fortemente contrapposti. Mai come ora, appare evidente, è necessaria una battaglia forte e determinata per l'affermazione della laicità dello Stato. Quand'anche condotta con quel “anticlericalismo vecchio stile” che non ci si concede quasi fosse l'avversario tenuto a legittimare le armi con le quali dobbiamo difenderci.
Fassino, però, bontà sua, ha inoltre commentato che “le parole del Papa non vanno strumentalizzate per conquistare voti”. Che “Benedetto XVI parla come capo della Chiesa, mentre lo Stato e la politica si occupano e rispettano tutti, dunque anche i laici italiani”. Anche. Anche i laici, dice Fassino. Ci avviciniamo a uno Stato etico, propugnatore di fede, che riconosce qualche diritto “anche” ai laici? Sono basito.
Sempre sul tema, il cancelliere tedesco e Presidente di turno dell'Unione Europea: “Sono dell'idea che serva una identità europea sotto forma di contratto di Costituzione e che questo contratto debba essere collegato al cristianesimo e a Dio. Perché il cristianesimo ha formato in maniera decisiva il continente". Parole pronunciate da Angela Merkel proprio in occasione di una visita a Papa Benedetto XV. Ci domandiamo di quale Cristianesimo e di quale Dio parli, se è quella stessa Angela Merkel che, da presidente di turno dell'Europa unita ha provato a boicottare, impedire, mettere in difficoltà, l'affermazione e la proposta italiana, ed europea, in merito alla presentazione di una risoluzione per la moratoria internazionale sulla pena di morte all'Assemblea generale dell'Onu in corso di svolgimento. Questo non mi pare un atteggiamento coerente, bensì ipocrita e strumentale. Certamente non cristiano.
La risposta più ferma all'appello della cancelliera è venuta dal capogruppo del PSE (Gruppo a cui, non mi pare irrilevante, appartiene il Segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, e il suo partito), il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, alleato di governo della Merkel a Berlino ma, soprattutto, rappresentante del principale gruppo politico che al Parlamento Europeo si è battuto per il principio di laicità nella carta costituzionale europea. “È importante difendere la sostanza della Costituzione nella sua forma presente. Una nuova discussione sull'introduzione dei valori cristiani sarebbe un peso non necessario nella discussione in corso sulla Costituzione", ha affermato Schulz.
Un gruppo, il Pse, a cui appartiene anche il Cumhuriyet Halk Partisi (CHP) (Partito Repubblicano del Popolo) della Turchia. Una Turchia che recentemente, con una monumentale manifestazione, ha affermato la difesa della laicità dello Stato pur essendo a prevalenza di fede musulmana.

Lo storico medievalista Le Goff, alla domanda: Che ruolo ha svolto esattamente il cristianesimo nella storia dell'unità europea? afferma che «Identificare Europa e cristianità sarebbe sbagliato. Si può dire che nella cristianità c'è una prefigurazione dell'Europa, ma si tratta di due realtà diverse. D'altra parte è bene precisare che, se il cristianesimo ha svolto un ruolo fondamentale nel preparare l'Europa unita, l'Europa non è uno spazio religioso. E, per come si costruisce oggi, a mio parere può essere solo un'Europa laica, rispettosa delle religioni e della pratica religiosa. Detto questo, storicamente, il cristianesimo ha operato alla presa di coscienza di un'unità europea. La prima organizzazione territoriale dell'Europa furono i vescovadi, le parrocchie. In seguito, le credenze e le pratiche cristiane hanno modellato tutti gli uomini e le donne che vivono nello spazio europeo. Infine, il cristianesimo ha portato a quegli uomini e a quelle donne principi che hanno definito l'Europa e la sua originalità. Penso, ad esempio, alla separazione tra Chiesa e Stato: anche nel periodo di onnipotenza della Chiesa, il cristianesimo ha predicato agli europei che bisogna "dare a Cesare quello che è di Cesare". È una differenza fondamentale, sia rispetto al cristianesimo ortodosso che all'islam e all'ebraismo»

D'alema, Presidente del partito di Fassino, afferma che "L'identificazione Europa-cristianesimo è ingiusta verso l'Europa stessa che già oggi è multi religiosa e multietnica", ha detto D'alema sottolineando che "il tema dell'identità europea non può essere definito in termini di esclusione. Il vero grande problema è quello di individuare un nucleo di valori condivisi senza i quali la multi religiosità diventa frantumazione e caos".

Ecco che qui ritorniamo ai “temi condivisi” richiamati da Fassino nella sua replica, seppur D'alema ne attribuisca un valore ben diverso da quello propugnato da Fassino e che francamente ci sembra univoco, unilaterale e miope. Quasi dottrinale e teologico. Certamente opportunista.
Non è infatti un bel concetto democratico la ricerca di qualcosa di condiviso tra due, e solo due, maggioranze (non è, forse, oligarchia, questa?). Una delle quali, tra l'altro, deve cedere gran parte dei propri fondamenti valoriali derivati dal diritto laico, in nome di una condivisione di temi con chi non concede nulla e anzi gode di questi principi laici dello Stato per affermare contro la stessa laicità dello Stato i suoi precetti religiosi e che fanno, o vorrebbero fare, del peccato un reato.

Insomma, ci pare che quello che abbiamo definito equilibrismo ed opportunismo della replica di Fassino, e che già Pasolini definì contorcimento tragicomico, lo ritroviamo nell'aderenza a un certo discorso che fece il guardasigilli Rocco del governo Mussolini.
E' richiamo azzardato? Allora andiamo a rileggere il bel libro di Ernesto Rossi “Il manganello e l'aspersorio”. In esso troviamo una certa modernità del dibattito attuale, durante il quale si scongiura un certo anticlericalismo “vecchio stile”, stile anni settanta, per intenderci, che occorre superare, secondo Fassino, (“non ce la caviamo dicendo libera Chiesa in libero Stato”).
<superato l'anticlericalismo vecchio stile” e riconobbe la necessità di una politica molto più favorevole di quella svolta fin'allora verso la Chiesa.
Benito Mussolini prese subito la palla al balzo. In una lettera al ministro-guardasigilli osservò che “superate le pregiudiziali del liberalismo” (Fassino: non ce la caviamo dicendo libera Chiesa in libero Stato. E non ce la caviamo neanche dicendo semplicemente che lo Stato non può aderire a una ragione di fede), il regime fascista “aveva ripudiato tanto il principio dell'agnosticismo religioso dello Stato, che quello di una separazione tra la Chiesa e lo Stato, altrettanto assurda quanto la separazione tra spirito e materia>> (Fassino: lo Stato, nel momento in cui legifera, nel momento in cui norma, nel momento in cui cioè deve affrontare la sostanza di un problema, come lo fa? Questo è il tema del rapporto col mondo cattolico. Del rapporto tra credenti e non credenti. Come mettiamo insieme punti di vista e approcci diversi per costruire una sintesi? Perchè dire semplicemente che lo Stato non assume e non può identificarsi in un punto di vista di fede o anche in un punto di vista filosofico è un principio che però poi deve fare i conti con la funzione regolativa che lo Stato deve esprimere.
E la funzione regolativa non è soltanto una funzione metodologica; si esercita nel momento in cui dal metodo passi al merito. E cioè affronti i problemi di sostanza. E affrontare i problemi di sostanza significa costruire delle sintesi condivise).

Mi pare davvero che ci siano molte analogie tra queste argomentazioni. Senza per questo voler attribuire moti autoritari o fascisti a Fassino. Semplicemente vogliamo vederci un certo approccio barocco ed opportunista. Poco, anzi per niente, liberale, laico, democratico.

<il grave dissidio che, dal '70 in poi, aveva tormentato la coscienza degli italiani” dissidio che aveva costituito “una versa spina nel fianco della Nazione>> (Fassino: quella libertà possa essere esercitata nella responsabilità senza lacerare una società).
Su questo è illuminante il parere espresso in un libro del 1932 da Vincenzo Morello, senatore fascista, nel quale Morello riconobbe che “il dissidio storico fra l'Italia e la Santa Sede non aveva mai toccato la sostanza della religione, ma le relazioni politiche, derivate dalla forma di reggimento che la Chiesa si era data, e che contrastava con gli interessi e le aspirazioni e gli ideali dell'Italia in cerca della sua unità e della sua indipendenza: dissidio che era stato risoluto con la proclamazione di Roma capitale”.

Queste argomentazioni hanno portato, come sappiamo, al Concordato con lo Stato Vaticano. A me pare che occorre riflettere su dove stiamo andando. Su dove sta andando la classe politica, dirigistica, illiberale, di questo nostro Paese. E dove ci stanno portando.
E' preoccupante tutto quel che sta accadendo. Ed occorre, ora più che mai, riaffermare la laicità di uno Stato di diritto che appare purtroppo sempre più debole, sempre più vulnerabile, sempre più minato nelle sue fondamenta repubblicane e liberali.

Attenzione! Nota tecnica importante!!
Dalla segnalazione di un gentile utente ho potuto verificare che i commenti al Post Su Augias e D'Elia, compagni radicali state sbagliando, ERANO chiusi.
Me ne scuso, non era intenzionale. Forse era dovuto all'inesperienza della gestione del Blog (era il primo post inserito e quindi può esserci stato qualche pasticcio).
Tuttavia ora ho sistemato l'inconveniente. I commenti precedentemente e provvisoriamente postati qui su quell'argomento sono ora stati trasferiti nella loro giusta sede.
Mi scuso per il disservizio.

Su Augias e D'elia, compagni radicali state sbagliando




Ho visto il programma “Le Storie” di Augias dove era ospite il nostro amico e compagno Sergio D’elia.

Io, sommessamente, e per quel che vale la mia opinione, non condivido la polemica che da più parti all'interno dell'area radicale è nata. Sui forum Radicali ad esempio, o le diverse prese di posizione che han gridato scandalo a cominciare da quella dell'amico Marco Beltrandi, dirigente di Radicali Italiani e Componente la Commissione di Vigilanza Rai. E nemmeno condivido il comunicato congiunto di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani, con Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno Tocchi Caino e di Radicali Italiani.

Messaggi, comunicati, dichiarazioni, nei quali si lamenta quello che ad alcuni è sembrato un attacco personale e politico in danno di Sergio D’elia, Deputato della Rosa nel Pugno, Segretario della Camera, Presidente di Nessuno Tocchi Caino e già terrorista negli anni '70 appartenente a Prima Linea e che per il concorso morale nell'omicidio di una guardia carceraria fu condannato a 30 anni in primo grado, 25 in secondo grado e poi ne ha scontati 12 a seguito della legge sulla dissociazione e per altre agevolazioni di legge.

Certo, che Augias abbia provocato è fuor di dubbio, anche se mi pare lo abbia fatto con civiltà e una certa cortesia ragionevole.

Ha posto un problema che pure è emerso, già a suo tempo, e su cui molti hanno opinioni differenti e a volte divergenti, tutte legittime se poste con civiltà e spirito informativo.

Oppure pensiamo che certe questioni non debbano essere affrontate solo perchè riguardano noi radicali? Lo facciamo con Daniele Capezzone, lo possiamo fare con tutti, serenamente e civilmente, no?

Penso, di contro, che Sergio abbia risposto alle provocazioni giornalistiche in modo assolutamente inadeguato, violento, e che ha perso le staffe cadendo nel tranello.

Augias ha espresso il suo dubbio morale per il quale domandava se fosse opportuno che un già terrorista condannato dallo Stato a 25 anni di carcere per atti contro lo Stato occupasse il posto di Segretario della Camera dei Deputati della Repubblica dello Stato Italiano. Richiamando all'umiltà e al rispetto delle vittime di quell'organizzazione di banda armata a cui D'Elia è appartenuto
Augias ha insistito sulla questione. E’ legittimo o no? tantopiù che non mi pare secondario informare i cittadini sul fatto che Unomattina ha rifiutato di invitare Sergio D’elia a causa del suo passato in banda armata. Una persona che ora, da 25 anni certo, si batte per i diritti civili, umani e contro la pena di morte. Sarà legittimo un dibattito o no? E’ possibile dare un’informazione, anche non necessariamente e in difformità da come la pensiamo noi?

A me, dunque, pare che Augias abbia fatto solo il suo mestiere, che abbia fatto informazione esprimendo anche un suo parere personale. Legittimo.

Certo, quel “non faccia il radicale” se lo doveva risparmiare, e lì Augias ha sbagliato. Se c’è qualcosa su cui occorre fare polemica è proprio questa, non certo, a mio parere, sul fatto che abbia sottoposto agli spettatori un tema di riflessione, di analisi e su cui oguno poi è libero di formare la propria opinione.

Io credo che Sergio abbia sbagliato a rispondere con quella veemenza, a tratti violenta.
Meglio avrebbe fatto se, pacatamente, avesse risposto argomentando, come pure ha tentato di fare.
Purtroppo lo ha fatto con la faccia livida e con una violenza che non gli ha giovato.
Così la penso io.

Certo che, come mi pare alcuni facciano, se si ragiona con la logica, strumentale e per nulla obiettiva, ed anche un pò infantile francamente, dell’ogni scarrafone è bello a’mamma sua… ci parliamo addosso per dire quanto è bello, quanto è bravo, quanto è stato attaccato indegnamente il nostro Sergio D’elia.

Il nostro scarrafone, per capirci.

E di contro quanto sono sporchi, brutti e cattivi tutti gli altri che hanno il grave difetto di non accarezzare e ossequiare tutto quel che facciamo. E magari osare persino di criticarci apertamente.

Bisognerebbe invece avere una certa coerenza intellettuale e politica ed applicare a noi la stessa attenzione che poniamo negli altri, e viceversa. Anzi, soprattutto viceversa.

Augias ha fatto informazione, ha aperto e sostenuto un dibattito. Forte, certo.

Occorreva rispondere con altrettanta informazione e non con il piglio di chi sente lesa una certa maestà che ha il suo humus solo e soltanto all’interno dei dibattiti tra noi radicali.

La forza delle nostre argomentazioni si esplica soprattutto attraverso la capacità che abbiamo e che sappiamo avere al di fuori del nostro perimetro.

Senza scontatezze e senza pregiudizio.

Quello che Sergio non è stato in grado di fare. Rispondendo con la violenza dei modi e la supponenza elitaria, che ha indebolito la pur forte argomentazione.

D’Elia ha il mio appoggio su molte cose. Prima fra tutti la battaglia per moratoria della pena capitale che mi vede attore di uno scipero della fame da più di un mese, e non è un gioco, credetemi.

Tuttavia, la stessa forza che mi vede unito a lui in questa battaglia, mi impone di criticarlo in quest’atteggiamento vittimistico, violento e inadeguato che ha avuto nella trasmissione di Augias.

Ripeto, se Augias ha sbagliato qualcosa, è stato proprio quel dire “non faccia il radicale”. Pessimo. Qui. E su questo occorrerebbe fare polemica. Non sul resto, che mi pare davvero infantile e poco obiettivo rispetto a tutto quanto accade attorno a noi, attraverso noi e a causa di noi.

Saluti.