LA “PRIMA RIFORMA” – Jan Hus (1371-1415) e il Movimento Boemo

mercoledì 11 agosto 2010

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Leggi qui tutti gli articoli sulla Storia della Riforma Protestante

 

Chi conosce Carlo Papini, già Direttore della casa editrice Claudiana e storico attento, apprezzerà come anche nella sua straordinaria introduzione al bellissimo libro di Amedeo Molnar “Jan Hus, Testimone della Verità” (1973-2004), sia presente la sua opera di “biologo molecolare della ricostruzione storico-bibliografica” (la definizione è di chi scrive). Per quanto la bibliografia internazionale su Hus e l’Hussitismo sia ormai ampia, sembra tuttavia che il filo rosso sia costituito dal fondamentale lavoro di Molnar, che rende giustizia con originalità e scientificità storica all’importanza di Jan Hus nel contesto della Storia della Riforma. Molnar assegna a Hus il rilevante ruolo che gli spetta e definisce i criteri secondo i quali, nella giusta prospettiva, per il pensiero e l’azione di Hus, e del movimento boemo, si può parlare di “Prima Riforma”.

Mi si consenta, almeno per questo articolo, di utilizzare esclusivamente citazioni, che faccio mie, dal testo di Molnar: <<Di solito sia Hus che la rivoluzione Hussita e le sue conseguenze […] sono ricondotti sotto il titolo di “Preriforma”. Questo errore di prospettiva trae origine dalla metodologia dei vari studi storici, che a sua volta influenza le varie definizioni proposte di Riforma. E’ comprensibile che lo storico rivolga la sua attenzione più all’originalità del pensiero che alla funzione sociale della personalità ch’egli esamina […] Con questi criteri [però] Hus fu oggetto per lungo tempo di studi comparativi di carattere filosofi-teologico in cui la sua originalità scompariva accanto al pensiero di Wyclif […] Per questo motivo Hus fu sempre relegato in secondo piano rispetto ai riformatori cinquecenteschi […] La tesi che considera invece la rivoluzione hussita come un vertice della fase iniziale della gestazione da cui nacque il capitalismo e che vede il culmine della seconda fase della Riforma e nelle guerre dei contadini del XVI secolo, stabilisce fra la dottrina hussita e la Riforma classica […] una analogia logica resa possibile dallo sviluppo della situazione politico sociale. Il pensiero del movimento hussita appare così una prima fase della Riforma, indipendentemente dal fatto che i teologi della seconda fase ne fossero o meno consapevoli. […] Non è necessario pensare che Hus debba avere inventato l’idea di Riforma perché di fatto essa esisteva già nel pensiero di molti fin dal tempo [della crisi della chiesa derivante dal Grande Scisma ndr]. […] Per Prima Riforma intendiamo quell’ampia corrente di tentativi innovatori che dal XII secolo in poi, si andò sviluppando sia all’interno della chiesa organizzata, sia in opposizione ad essa. Questa corrente si proponeva di riformare la chiesa sia al vertice che alla base […] Hus si trova ad assumere una posizione centrale nel quadro di quella che qui chiamiamo Prima Riforma, perché questa, abbandonando il proprio primitivismo originario, accettò da Hus una teologia ormai giunta a maturazione, grazie alla quale i principi rivoluzionari di Wyclif poterono affermarsi e svilupparsi in Boemia sul piano sociale>>.

Sacchetti di plastica per la spesa addio??

martedì 10 agosto 2010

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In Italia l’eliminazione dei sacchetti di plastica per la spesa la “minacciano” da diversi anni ormai.
L’ultima scade tra pochi mesi, poi, dicono, non si potranno usare più.
Il tutto a spese del contribuente, che dovrà pagare di più per i sacchetti ecocompatibili.
Il che sarebbe anche accettabile.
Se non fosse che poi, però, la gestione dei rifiuti e delle discariche è in mano alle mafie, alle “cricche” ed agli imprenditori-speculatori che s’improvvisano su quel mercato multimiliardario senza nessuna competenza, e quindi senza efficienza e buoni risultati.
Così nasce una bella spesa in più per il contribuente, senza che l’ambiente ne abbia alcun giovamento e, dato che la corruzione intacca direttamente le nostre tasche, oltre al danno anche la beffa.
Pare che alle nostre frontiere ci sia scritto: “Benvenuti in Italia”.
Ma anche “Arrivederci”. Forse.

Lettera al Presidente Fini

lunedì 9 agosto 2010

image Egregio Presidente Fini,
in questo momento (piuttosto lungo, per la verità) molto delicato e preoccupante per le condizioni economiche e sociali, e dello stato della democrazia, in cui versa il nostro irrequieto Paese, mi sento, per la prima volta in vita mia, di rivolgermi direttamente a Lei in qualità di Presidente della Camera e referente di spicco della classe dirigente italiana.
Io, per cultura e formazione, mi sento di appartenere politicamente all'area socialdemocratica e non Le nascondo che negli ultimi 18 anni ho vissuto con grande sofferenza le scelte del Governo di Centrodestra (come del resto quelle di una sinistra poco o per nulla rappresentativa dei propri elettori).
Tuttavia desidero esprimerLe la mia stima, e la mia fiducia, maturate dall'osservazione del Suo percorso politico e della Sua guida istituzionale, di grande rilievo e rispettose delle Istituzioni democratiche, dello Stato di Diritto e che non suscitano imbarazzi nè per lo Stato sociale nè alle libere coscienze.
La questione della casa a Montecarlo, per quanto richieda un chiarimento che la liberi dagli imbarazzi, è, a mio parere, un fatto privato di una Associazione privata (An). Questione che La coinvolge, certo, ma che è evidentemente strumentalizzata e sovradimensionata, oltre che distorta, per meschini scopi politici.
Stia sereno, dunque.
Il Paese saprà restituirLe attraverso la propria fiducia e la propria stima tutto il rispetto che Lei ha sempre avuto per il Paese stesso e le sue istituzioni democratiche e civili.
Cordialmente,

La Ministra Gelmini propone Laurea Honoris Causa per Umberto Bossi

domenica 8 agosto 2010

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Sui quotidiani leggiamo che la Ministra Gelmini ha proposto al Senato Accademico di Varese il conferimento di una laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione a Umberto Bossi. Qualunque altra laurea sarebbe stata impossibile (già!); d’altra parte il titolo di dottore/ssa in scienza della comunicazione, in questo paese dove vige la videocrazia, potrebbe essere proposta per qualunque giullare o mignotta che appare in televisione.

La Ministra ha subito giustificato ai media la sua brillante, ed urgente, proposta con questa affermazione di alto spessore culturale: “Voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di mettere in dubbio il buon diritto di Umberto Bossi che è parte della storia di questo paese, a ricevere una laurea honoris causa”

Sui quotidiani, su cui scrivono peraltro grandiosi genii da meritare la stessa laurea e per le stesse motivazioni, già si accapigliano nel ricordare come Umberto Bossi in passato abbia più volte in società, con gli amici e in famiglia, millantato di possedere una laurea in medicina e fingendo di recarsi in ospedale, con tanto di valigetta medica regalatagli dalla prima moglie, per esercitare la pratica. Come sempre questi grandiosi genii c’entrano il problema!

Ma a parte questo, su La Repubblica Francesco Merlo risponde così alla velleitaria ministra: “il ministro Gelmini mette le mani avanti. Prima ancora di spiegare si difende: caso classico di excusatio non petita, questa dichiarazione è un evidente segno di cattiva coscienza”.

E Leoluca orlando rincara la dose: “Dal ministro Gelmini che ha fatto a pezzi la scuola e l’università, tagliando fondi e risorse, arriva l’ennesimo insulto alla cultura e al Paese”.

Da parte nostra possiamo concludere che la questione della millantata laurea in medicina è del tutto avulsa da quella nuova, e dato il pulpito per nulla sorprendente, della proposta di laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione a Umberto Bossi.
Il degrado morale e criminale della classe dirigente italiana ora fa il paio con il conclamato disprezzo per la cultura, di cui sono forieri.
Direi che tutto è coerente. Ed anche, ma sia pure solo per questo, il popolo italiano dovrebbe finalmente svegliarsi da un torpore di secoli e che negli ultimi anni ha raggiunto livelli comici, farseschi, se non fossero terribilmente drammatici.

E CHISSENEFREGAAAAA????????

sabato 7 agosto 2010

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Sembra che, udite udite, questa ragazzina, Lady GaGa, famosa per la sua inconsistenza, abbia fatto un tuffo dal palco addosso a una massa di deficienti, al festival Loolapalooza a Chicago.

La notizia, è riportata persino dal Corriere della Sera, che evidentemente non ha un cazzo di meglio da pubblicare.

No, dico, E CHISSENEFREGA(GA)????

Piove e il gatto è fuori :-(

giovedì 5 agosto 2010

image Oggi piove. A dirotto, si dice.

E’ la prima vera giornata autunnale di quest’anno.

Tutto è grigio, umido, quasi triste. Uggioso, si dice.

Anche se uggioso non è il termine giusto, poichè la pioggia vien giù a catinelle, si dice.

La mia gattina, Agata, è fuori per la pipì del mattino già dalle 6, e non è ancora tornata. Si starà certamente riparando in qualche anfratto, sotto qualche automobile, o nell’androne di qualche scala, o chissà.

Sono in attesa del suo ritorno, e la giornata sarà meravigliosa.

Come il National Geographic :-))

martedì 3 agosto 2010

Tunisia - vecchia e bambina Avete presente quella famosissima foto di copertina del National Geographic del giugno 1985? Si, quella con la ragazza Afghana dagli occhi verde smeraldo e la pupilla a spillo…

Beh, questa foto non sarà così famosa, anzi non lo è affatto. Ed è la prima volta che viene pubblicata, perchè l’ho scattata io ed ho ovviamente l’esclusiva :-)

L’ho fatta in Tunisia, in un piccolissimo villaggio del Sahel nel settembre 2009.

A me sembra molto suggestiva.

IL CONCILIARISMO

giovedì 24 giugno 2010

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Il Conciliarismo è una dottrina che si consolidò nei sec. XIV e XV, ed ebbe ampia diffusione ma anche importanti effetti nei tempi successivi, secondo la quale il Concilio ecumenico ha autorità superiore al Papa (Concilio di Costanza, 1415, quando fu arso al rogo Hus, e che vide l’assenza del Papa, fuggito per il pericolo di essere catturato). Il decreto Haec Sancta uscito da Costanza sancisce che nella Chiesa il potere deriva direttamente da Cristo e che la Chiesa è “l’insieme dei credenti”, contro il concetto che si era imposto secondo cui la Chiesa si identificava col Papa. Secondo i conciliaristi la convocazione del Concilio non è esclusiva del pontefice e può legittimamente deliberare in fatto di dottrina, teologia e materie politico-sociali, in autorità sopraordinata a quella rivendicata dal Papa e può persino, all’occorrenza, sottoporre il Pontefice a giudizio, anche di eresia (come fu chiesto per Bonifacio VIII). Il Dictatus papae di Gregorio VII del 1075 (la cui lettura mi ha sconvolto, mi si consenta … ), il consolidamento del potere del Principato pontificio e dei suoi effetti nel periodo avignonese ed oltre, la centralizzazione e l’esclusiva delle nomine di posti e ruoli sia ecclesiali che politici nelle mani del Pontefice e con effetti capillari in Europa, avevano creato un disequilibrio nel quale nessuna delle Istituzioni esistenti era in grado di fungere da contrappeso.

Si rendeva pertanto necessario, almeno attraverso l’unico strumento che sembrava legittimato a farlo, il Concilio, riequilibrare e frenare questa arbitrarietà assoluta e incontrollabile. Tuttavia, nei fatti, a seguito del Grande Scisma, dell’insofferenza diffusa da parte di Stati, principati e Signorie, della fiscalità da rapina imposta dalla Chiesa, il Papato si trovò nella necessità di rispondere in maniera adeguata al Conciliarismo che avrebbe creato pericolosi precedenti e avrebbe minato un potere così faticosamente acquisito e rivendicato, per quanto già terribilmente diminuito. Il Papato rispose a questi attacchi attraverso una capillare e strategica opera diplomatica, fatta di accordi e compromessi da un lato, e con la convocazione di Concili che all’apparenza erano “riformatori” e di blande concessioni (Concilio Lateranense 1512) ma che in sostanza ribadivano che spetta solo al Papa convocare, trasferire e sciogliere il Concilio. Dopo lunghe vicende storiche la “chiusa” si ebbe soltanto nel Concilio Vaticano I (1870) in cui si sancì il dogma dell’infallibilità del Papa.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA IDEATA DA GIOVANNI CALVINO

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Con le Ordonnances ecclesiastiques del 1541, a Ginevra Calvino pose le basi della nuova struttura della Chiesa da lui ideata. Come abbiamo già detto in altra risposta, il suo soggiorno a Strasburgo gli suggerì un ordinamento in quattro ministeri: Pastori (radunati nella Venerabile compagnia dei pastori), Dottori, Diaconi e Anziani. Che corrispondevano ai quattro ambiti della predicazione, dell’insegnamento, della disciplina e dell’assistenza. Era questo un ordinamento non gerarchico, ovvero nessun ministero o ambito era subordinato all’autorità dell’altro, e ad ognuno di essi era assegnato un compito preciso nella Chiesa e nella società. Della prima sono responsabili i ministri della parola o Pastori; l’insegnamento è affidato a maestri e teologi; i presbitèri, o anziani, esercitano il ministero della disciplina, della conduzione pratica; e i diaconi curano l’assistenza in tutte le sue forme: l’assistenza ai poveri, alle vedove, ai malati, agli orfani ecc.

Calvino crea e introduce (attenzione, come abbiamo detto in altra risposta tutte le innovazioni, riforme e strutture sono sempre discusse, approvate o respinte dal Consiglio cittadino in organo di collegialità), un organismo tutto nuovo: il Concistoro, composto da pastori e membri laici scelti nel Consiglio cittadino. Il Concistoro era l’organo ecclesiastico propriamente inteso, ed aveva il compito di attendere alla disciplina ecclesiastica, all’ortodossia religiosa e al controllo rigoroso della moralità pubblica e dei fedeli. Il fatto, particolare, che nel Concistoro i membri laici erano in numero superiore rispetto a quello dei pastori, impediva il formarsi di una casta sacerdotale. I maggiori organi collegiali della società ginevrina erano dunque il Gran Consiglio, il Piccolo Consiglio e il Concistoro. E’ evidente che per la struttura di queste istituzioni e per la loro conformazione si evitava da un lato che la Chiesa avesse una sua collocazione autoritaria superiore alla generale collegialità cittadina, da cui la Riforma intendeva rifuggire, ma dall’altro se ne minava e minacciava l’autonomia.

La lotta per l’autonomia della chiesa rispetto al potere civile fu infatti per lungo tempo dura e aspra da parte di Calvino, che la rivendicò con forza rispetto al potere dei magistrati del Consiglio e dei partiti a lui avversi e i cui membri furono presenti in maggioranza all’interno dei due organismi principali cittadini, compreso il Concistoro. Solo nel 1555, quando dalle elezioni uscì vittorioso il partito favorevole a Calvino, egli potè operare con una serenità maggiore e in clima a lui (e alle sue riforme) più benevolo. Mi piace ricordare che fino ad allora Calvino dovette sottoporre all’autorizzazione dei Magistrati persino la pubblicazione delle sue opere e che capitò che gli impedissero di intervenire in dispute scritte con teologici di altre città per non incrinare i delicati equilibri politici tra stati e città.

“Controcorrente” di Montanelli

mercoledì 31 marzo 2010

Ferrovie - Carrozze

Ferrovie Italiane, disastro immutabile

<<Con l’inizio dell’anno scolastico, le ferrovie austriache hanno lanciato l’operazione il libro in treno. Si tratta di biblioteche circolanti, messe gratuitamente a disposizione dei pendolari, i quali restituiscono i volumi a viaggio ultimato.

Ci auguriamo che questa novità venga presto introdotta anche in Italia: dati i ritardi dei nostri convogli, il viaggiatore, nel frattempo, troverà il modo di laurearsi.>>

Indro Montanelli – Il Giornale, 14 settembre 1981

Una campagna elettorale tra bande, un risultato all’italiana

martedì 30 marzo 2010

gregge Domenica e lunedì scorsi 41 milioni di italiani hanno votato per le elezioni amministrative regionali e comunali, per 13 regioni e 460 comuni. E sarebbe stata una bella festa, se non fosse che viviamo in un Paese senza memoria, senza dignità civica e dalla congenita pigrizia democratica (che rasenta l’ignavia).

Son stufo. Sfiancato, stomacato.

Abbiamo subìto una campagna elettorale tra bande. Si sono contesi con le unghie e i coltelli quello spazio di potere infingardo e prevaricatore che assegna loro un posto privilegiato al di là del vetro. E noi di qua, reali solo nelle statistiche, tessere del puzzle della massa, una voce sola ma senza suono, senza individualità, bisogni, necessità, responsabilità, diritti e doveri. Siamo lo scenario, un arazzo sulla parete, la vasca da cui attingere e nella quale da domani si continuerà a riversare i rifiuti della partitocrazia e dell’assenza dello stato di diritto.

Ma in fondo, siamo sempre stati così noi italiani. Nulla di nuovo sotto il sole.

Siamo, in questa povera Italia, un residuo dell’europa barocca del XVII secolo.

E, pare, ci va tanto bene così.

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L’Italia dei Valori appoggia De Luca in Campania. Ecco perchè io NON voto IDV

martedì 23 marzo 2010

Le mie motivazioni vengono spiegate bene qui, in questo articolo di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano, del 7 febbraio 2010.

E, come io stesso ho scritto ad Antonio Di Pietro e ai dirigenti dell’Italia dei Valori, compresi Luigi De Magistris e Sonia Alfano:

“Ho sentito al Congresso dell’IDV le giustificazioni di Di Pietro, ma sono comunque anzitutto insufficienti, ma soprattutto inaccettabili. Se si giustifica questo, così, allora si può giustificare tutto il resto. Anche gli altri giustificano a loro modo le loro scelte per me inaccettabili. E quindi dov’è il limite? Io credo che bisogna essere coerenti, coraggiosi e determinati al cambiamento senza annacquamenti con opportunismi di sorta. Si deve stare o di qua o di là il limite della legalità, della moralità politica e al di sopra di ogni dubbio di credibilità”.

deluca

Vincenzo De Luca, candidato Presidente alla Regione Campania

Ecco l’articolo di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano, del 7 febbraio 2010.

<<Inutile nascondersi dietro un dito. L’ovazione che ha salutato una vecchia volpe come Enzo De Luca al congresso dell’Idv rappresenta una sconfitta per Antonio Di Pietro e soprattutto per il suo tentativo di portare un minimo di pulizia nella politica italiana. L’impegno strappato a De Luca di dimettersi, se fosse eletto governatore della Campania e poi condannato (in primo grado, sottintende Di Pietro; in Cassazione, cioè fra vent’anni, sottintende De Luca), non è che una foglia di fico. Soltanto le forme, in questa brutta storia, sono state rispettate: Di Pietro ha rimesso al congresso la decisione se appoggiare o meno il candidato impresentabile del Pd e il congresso ha deciso, addirittura per acclamazione, di sì. L’ex pm del resto era stretto nell’angolo dalle circostanze, che non gli lasciavano alternative: o rinunciare a presentare la lista in Campania, o associarsi al Pd cioè a De Luca. Candidati spendibili non ne ha trovati, anche perché ha cominciato a cercarli troppo tardi, quando ha scoperto che la minestra che passava il convento era ancor più indigesta di quanto mente umana potesse immaginare: un candidato due volte rinviato a giudizio per reati gravissimi (concussione, associazione per delinquere, falso e truffa) al posto di un altro, Bassolino, che di rinvii a giudizio ne ha solo uno.

“Controcorrente” di Montanelli

Cicchitto_P2

Era il 1981: Fabrizio Cicchitto è già lì.

Nei corridoi del congresso del Psi, fra i tanti chiacchiericci che vi circolano, c’è anche questo: che Cicchitto, fino a ieri considerato una “promessa” del partito, e ora scaduto a scudiero di Mancini, che controlla il 2 per cento dei congressisti, avrebbe tentato sotto banco una manovra di accostamento a Craxi.

Sorpreso sul fatto e rimproverato da alcuni “compagni”, avrebbe risposto: “che volete, anch’io debbo vivere”. Francamente, non ne vediamo il perchè.

Indro Montanelli – Il Giornale, 26 aprile 1981

USA: Storica Riforma Sanitaria, la svolta di Obama

lunedì 22 marzo 2010

(clicca sulle immagini per leggere sui giornali americani)

'New York Post

Oggi è una data storica.

Da sempre dicevamo, e sentivamo dire, e vedevamo nei film, e sui giornali e su tutti i media possibili, di quanto fosse drammatica la condizione dei moltissimi (milioni e milioni) americani che per ragioni economiche non potevano permettersi un’assicurazione sanitaria degna di un paese civile, avanzato, progredito e che avesse a cuore la salute, la vita, il benessere e la dignità dei suoi cittadini.

Una vera piaga sociale per l’America, dove l’assistenza sanitaria era totalmente privata e a carico dei singoli individui e delle rispettive famiglie, dove prima di essere curati o accolti in ospedale, anche se a seguito di gravi incidenti, ti Usa Riforma sanitaria Voto Camera_NYT guardavano in tasca per controllare il possesso dell’assicurazione sanitaria, e di che tipo. Cioè se potevi pagare le cure. Dove milioni di persone ammalate non erano in grado di curarsi, con tutte le drammatiche ricadute personali, familiari e sociali che questo comportava. In un Paese che nella propria Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776,  proclama che a tutti gli uomini vanno riconosciuti il diritto «alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità».

Ebbene, fino a ieri, negli Stati Uniti d’America era così. Da oggi non più, Obama ce l’ha fatta.

Oltretutto, fino ad oggi, il paradosso incredibile era che le compagnie assicurative rifiutavano la sottoscrizione della copertura sanitaria a chi era già malato. Non era conveniente ed anzi oneroso per le compagnie stesse. Oppure se all’improvviso ti ammalavi, addirittura te la toglievano e tanti saluti. Un paradosso unico e inaccettabile per un paese civile.

L’America ha approvato la grande, storica, riforma della sanità che assicura anche agli indigenti e a chi non può permettersi un’assicurazione sanitaria privata, l’assistenza medica dello Stato.

Il provvedimento estende l'assistenza medica a 32 milioni di cittadini.

La speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, ha dichiarato: “E' passata una legge di straordinaria portata, che dopo l'approvazione del Senato estenderà a 32 milioni di americani un'assistenza medica di cui erano finora sprovvisti”.

Una svolta epocale. Una riforma "storica", nella quale nessun presidente americano era finora riuscito.

La notizia in italiano su:

Politici ignoranti – E questi cialtroni ci rappresentano nel Parlamento italiano??

giovedì 18 marzo 2010

E’ una vergogna assoluta!! Questa gentaglia, ovvero persone che decidono e legiferano sulla nostra vita, manifestano un’ignoranza enciclopedica!!
Qualunque ragazzo delle medie sarebbe preso a calci se durante un’interrogazione non sapesse queste banalità.
LE-IENEhanno raccolto queste eloquenti interviste.




“Controcorrente” di Montanelli

mercoledì 17 marzo 2010

Inauguro oggi una sezione settimanale dedicata ai “Controcorrente”, che fu una brillante e caustica rubrica del grande e rimpianto Indro Montanelli, pubblicata quasi quotidianamente sul suo “il Giornale”, quando ne era Direttore, e già fondatore, dal 1974 al 1994.

Fortunatamente conservo nel mio archivio una quantità enorme sia di copie del “Giornale” di quel periodo, che dei molti libri di storia che Indro Montanelli scrisse.

 

SilvioBerlusconi_Milan

Controcorrente

I tifosi rossoneri sono in festa per la notizia che Berlusconi sta per acquistare il loro Milan. Sono convinti che in un battibaleno ne farà una squadra da scudetto, da coppa delle coppe, da tutto, e forse hanno ragione.

C’è un solo pericolo: che il neo-presidente voglia fare anche il direttore tecnico, l’allenatore, il massaggiatore, il capitano e il centrattacco. Il che potrebbe andar anche bene.

Ma ad una condizione: che possa fare anche l’arbitro.

Indro Montanelli – Il Giornale, 21 dicembre 1985

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Almanacco: 16 marzo 1978, rapito Aldo Moro e uccisi gli uomini della sua scorta

martedì 16 marzo 2010

Aldo_Moro_Mi preme ricordare che il 16 marzo 1978 fu rapito Aldo Moro dalle Brigate Rosse.

In un agguato in via Fani a Roma, i terroristi uccisero i 5 uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi), e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro.

Io frequentavo il liceo, e mi ricordo perfettamente l’inquietudine e il dramma in cui il caso Moro gettò tutto il Paese. Non mi spendo in molte parole, in rete è possibile trovare una quantità enorme di materiale per approfondire questa angosciosa tragedia umana e di sconvolgimento politico e sociale.

C’è chi afferma, a ragione, che lì si concluse la Prima Repubblica.

Guarda la puntata integrale di Mixer 1994 sul Caso Moro, da “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli

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internet Explorer? Sgrunt!!

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Per visualizzare questo Blog si consiglia di utilizzare i browser Firefox o Chrome perchè Internet Explorer altera la visualizzazione e fa quel che vuole rispetto alla struttura dei Blog (e non solo di questo).

Non sono uno specialista in informatica; tuttavia sono un utente assiduo sia del computer che della rete. E qualcosa voglio dirla anch’io.

Purtroppo, ancora oggi, internet Explorer è il browser per la navigazione in rete più diffuso e più utilizzato sul globo terracqueo (anche se molto dipende dalla latilongitudine). E dico purtroppo non perchè io abbia qualche idiosincrasia per il prodotto in sè o per i prodotti Microsoft in generale (come capita ad alcuni crociati anti Bill Gates e i suoi prodotti della Casa di Richmond, più per ragioni etico-politiche che per altro. Anzi, io utilizzo quotidianamente, tra l’altro, anche prodotti Microsoft e devo dire che generalmente non ho grandi problemi, o almeno non tali da impedirmi di sentirmi relativamente libero e indipendente nelle mie scelte ed operatività).

La mia avversione è di natura propriamente pragmatica.

Ormai i browser sono molteplici, e fortunatamente sono anch’essi sempre più diffusi. Ad esempio abbiamo a disposizione Firefox, Chrome di Google, Opera, Safari che sono le più diffuse alternative alla nostra spina nel fianco, ed i primi due sono addirittura i suoi diretti concorrenti (che vi consiglio di scaricare e utilizzare come browser primari, a seconda della vostra scelta). Ma ve ne sono anche altri. E per un articolo, sul tema, migliore di questo, vi invito a visitare quanto ha scritto CreareBlog in questo post.

Ma veniamo al dunque. La mia contrarietà ad Explorer nasce dal fatto che esso, forse forte del fatto che resta comunque il più diffuso, non si aggiorna ai nuovi protocolli più innovativi usati in rete e, francamente, se infischia di tutto il resto. Creando così problemi di impostazione, visualizzazione, navigazione e risultato finale. Sia in ordine alla forma che dei contenuti.

Io da anni ormai non uso iExplorer, per ragioni diverse.
Un po' perchè iE mi dà un senso di inaffidabilità e insicurezza, un po' per ragioni etiche di mercato, un po' perchè più pragmaticamente sia Firefox che Chrome mi risultano di molto migliori sia in ordine alla velocità che al rendering, che alla differenziazione personale di navigazione, che ai componenti aggiuntivi ecc.
Secondo il periodo (ognuno di noi ha le proprie fisse), utilizzo alternativamente Firefox oppure Chrome.
Ma si presentano, ineluttabilmente, alcuni problemi perchè la maggior parte dei naviganti usa Explorer, appunto.
Anzitutto il fatto che, comunque, Explorer resta il browser più diffuso. E questo incide parecchio nella costruzione, impaginazione, strutturazione, del nostro Blog, e sui risultati di visualizzazione con altri Browser.


Sarà capitato anche a voi di impaginare un post in un determinato modo e poi vederlo visualizzato in modo differente a seconda del browser con cui viene visualizzato (anzi, a dire il vero, è solo Explorer che lo visualizza in modo del tutto differente dagli altri).
Così, noi creiamo il nostro post, o le nostre pagine web, li visualizziamo in un certo modo già sapendo che la maggior parte del Globo lo vede in un altro modo. Proprio perchè usa Explorer.
Questo è irritante, no?
E le ho provate tutte, non c'è modo di risolvere la questione.
Il mio parere generale, comunque, è che Firefox, per me, è il miglior browser in assoluto. Ma purtroppo mi sembra un pochino lento e pesante per la navigazione.
Chrome è ottimo, più leggero, ma ha ancora molte limitazioni, difetti, e sembra più un piccolo giocattolino semplice semplice rispetto a Firefox.
Io sarei per eliminare dal web Internet Explorer oppure per una rivolta tesa a costringere (in qualche modo) la Microsoft ad adeguarsi alle esigenze degli utenti, del mercato di fruizione e di una standardizzazione verso un protocollo di utilizzo più serio e rispettoso dei WebUsers.
Ma capisco che è un'utopia.

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Un italiano su 4 si vergogna dell'Italia?

sabato 13 marzo 2010

Global_Citizens

Emerge da un sondaggio realizzato dall'Ispo di Mannheimer

A molti, moltissimi, sarà capitato di affermare, sentire, pensare, a frasi assertive che avranno certo il retrogusto di luogo comune o di qualunquismo, di superficialità, del tipo: “l’Italia è un Paese di cialtroni”, “Siamo un Paese provinciale”, “Ci ridono dietro in tutto il mondo”, “L’Italia peggiora sempre di più”… e via così. E non solo per la situazione politica (comunque la si pensi), dell’informazione o della struttura istituzionale o di chi nelle istituzioni ci rappresenta. Ma anche per i nostri propri costumi, abitudini, i modi di fare della “gente”, al supermercato, alle poste, in automobile, in vacanza ed ogni qualvolta ci si esprime con le nostre proprie caratteristiche di “italianità”.

Almeno una volta sarà capitato di affermare o sentire considerazioni di questo tipo. E via di paragoni con la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti d’america, l’Europa… Il tono è di disincanto, di delusione per aspettative disattese, a volte di impotenza e arrendevolezza.

l’Agenzia di stampa ANSA il 4 marzo u.s. ha pubblicato questa notizia che qui posto:

MILANO - Un cittadino su quattro si vergogna di far parte dell'Italia e il 50% ha un motivo per essere imbarazzato del suo paese: è quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'Ispo di Renato Mannheimer in occasione della rassegna 'La storia in piazza' che si terrà a Genova dal 15 al 18 aprile.

Dal campione di 800 intervistati "molto rappresentativo" della popolazione italiana, si nota che "il sentimento di identità nazionale è diffuso ma moderato", come spiega Mannheimer dato che alla domanda su quale sia la dimensione territoriale ai cui si sente di appartenere di più, il 46% ha risposto lo stato, il 26% il comune e il 13% l'Europa.

Nel complesso il senso di appartenenza all'Italia è in lieve calo rispetto al 2004. In particolare, il 69% degli intervistati ha spiegato che, quando pensa allo Stato italiano, gli viene "un sentimento di orgoglio e di appartenenza", mentre il 33% ha detto di sentirlo "come una cosa lontana che non lo riguarda". E fra questi ultimi, il 25% ha aggiunto di "vergognarsi di farne parte". Un italiano su due ha poi citato un aspetto per cui è imbarazzato del suo paese, con in testa i politici e la mentalità.

(fonte ANSA.it)

 

I Moai dell’isola di Pasqua non vanno al Louvre

venerdì 12 marzo 2010


Leggo in rete una notizia interessante da condividere con voi.
Il Louvre di Parigi, tramite l’Organizzazione artistica e culturale italiana “Mare Nostrum”, e sponsorizzata dalla nota casa del lusso Luis Vuitton, avrebbe voluto esporre i famosi MOAI dell’isola di Pasqua (almeno uno di essi) nel cortile esterno del famoso museo nelle date tra il 26 aprile e il 9 maggio di quest’anno.
Ma un referendum popolare dei Rapa Nui, residenti dell’isola, ha bocciato all’89% il trasferimento delle statue sacre in Europa.
Vi invito a leggere questo bell’articolo di Omero Ciai che ho raccolto su Repubblica.it e che qui posto perchè spiega e riassume in modo eccellente il caso.
 
di Omero Ciai
L'idea era partita dall'Italia. Portare in Europa una delle statue giganti simbolo dell'Isola di Pasqua. Ma un referendum tra gli indigeni ha dato esiti "bulgari"
Sarà molto difficile vedere quest'anno nei giardini di Parigi un Moai, le gigantesche e misteriose statue dell'isola di Pascua. Un referendum tra gli abitanti dell'isola ha sonoramente bocciato, 89% contrari, l'idea dell'organizzazione italiana "Mare Nostrum", sponsorizzata da Louis Vuitton, di esporre dal 26 aprile al 9 maggio una delle statue all'esterno del museo del Louvre e poi, forse, in altre località europee.
La proposta era stata accettata dalle autorità culturali cilene ma con la clausola che gli abitanti dell'isola, gli indigeni Rapa Nui, fossero d'accordo. L'isola di Pascua, 4mila abitanti - si trova a 3.500 chilometri dalle coste cilene e per il trasporto di una statua - monoliti da 3,5 metri d'altezza - era già stata finanziata una assicurazione da due milioni di dollari. L'ultima parola spetterà nei prossimi giorni al Consiglio nazionale dei Monumenti del Cile ma è molto improbabile, dopo il risultato del referendum, che possa dare il via libera al trasferimento. Nelle ultime settimane il dibattito all'interno della comunità Rapa Nui è stato molto acceso. La minoranza dei favorevoli sosteneva che la proposta di Mare Nostrum rappresentava una occasione "per avvicinare la cultura dell'isola di Pascua al resto del mondo" e per attrarre nuovo turismo approfittando di una delle vetrine -il Louvre - più importanti dell'arte mondiale.
La maggioranza dei contrari invece difendeva il fatto che ogni Moai rappresenta un personaggio ancestrale, un avo, una persona e il ricordo del suo spirito, e deve rimanere accanto ai suoi discendenti sull'isola. Spostare un Moai equivale a tradirlo. Per questa ragione hanno proposto di esporre a Parigi una delle tante copie di Moai realizzate dai giovani scultori dell'isola. Il risultato del referendum, seppure non vincolante, non ammette comunque discussioni: al voto si sono iscritti 1.500 abitanti dell'isola e una maggioranza "bulgara", l'89%, ha respinto l'idea di spostare una delle statue per esporla in Europa.

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Almanacco: 11 marzo 1818, Mary Shelley pubblica “Frankenstein”

giovedì 11 marzo 2010

Quasi 200 anni fa, Mary Shelley pubblica Frankenstein, o il moderno Prometeo.

Moglie di Percy Bysshe Shelley e amici di Lord Byron, hanno segnato col loro genio la storia della letteratura e formato una cerchia di geni assoluti.

Uno straordinario romanzo, scritto in una straordinaria epoca, nell’ambiente di straordinari personaggi, artisti e letterati.

 

Un’epoca, e geniali artisti, che rendono onorevole un’umanità che per altri versi sarebbe da biasimare.

 

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L’analisi di Luigi De Magistris, inquietante realtà.

Questa analisi dell’eurodeputato delll’IDV Luigi De Magistris risulta inquietante quanto purtroppo aderente alla realtà attuale della situazione italiana.

 

Mi capita spesso di fermarmi a riflettere sul giudizio che la Storia darà di questo ventennio che appare sempre più una demolizione e uno scardinamento delle conquiste culturali, democratiche e dello stato di diritto, frutti di battaglie a costo spesso anche della vita di molti cui sono seguite all’altro “ventennio” storico, quello precedente a questo e a cui purtroppo, per molti versi, assomiglia tragicamente e ben più subdolamente.

Non facciamoci anestetizzare!

Leggi anche questo importante e interessante articolo di DeMagistris: “Il Presidente inadeguato

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Una lettera al Presidente Napolitano dalla rete

clack!bIl fatto che recentemente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato nottetempo il cosiddetto Decreto Salva-liste del PdL ha suscitato moltissima indignazione sia da parte di alcuni esponenti politici, giornalisti, scrittori e intellettuali, ma ancora di più da parte di una eccezionale moltitudine di cittadini comuni, del “Popolo Viola”, di Bloggers e di residenti la rete, su Facebook e ogni altro strumento e mezzo di libera espressione.
Ebbene, navigando in rete ho trovato una lunga lettera indirizzata al Presidente Giorgio Napolitano che mi sento di pubblicare qui per intero, previa autorizzazione dell'autore.

Si tratta della lettera di Matteo Pascoletti:



Illustre Presidente,
Dopo la sua decisione di firmare il decreto 'interpretativo', non posso che ritenermi irrimediabilmente deluso dalla sua persona. L’ultima cosa che mi rimane da fare, come cittadino, prima di dover accettare con dolore e con rabbia uno stato di cose che non può assolutamente rappresentare i miei ideali di Democrazia, Giustizia e Verità, uno stato di cose per cui persone che agiscono in palese violazione della Costituzione hanno creato un sistema di potere che sta progressivamente esautorando le istituzioni e gli organi di controllo, è farle delle semplici domande.
Innanzi tutto, chiamare quel decreto 'interpretativo' costituisce una presa in giro nei confronti del diritto, della Costituzione, della Repubblica, delle persone che sono morte perché l’Italia potesse diventare una Repubblica e delle persone che sono morte per evitare che cessasse di esserlo.
Lei ha avvalorato il comportamento di un gruppo di persone che, per rappresentare solo ed esclusivamente i propri interessi personali, ha utilizzato come scusa la parola libertà, commettendo un vero e proprio stupro della lingua, delle istituzioni e della storia di questo Paese. Uso il termine stupro per sottolineare la violenza di un simile atteggiamento, con cui si piegano il linguaggio e le regole con la violenza della mistificazione, della propaganda ideologica, dell’eliminazione mediatica dei nemici o dei personaggi scomodi e con forme di censura palesi e incontrovertibili.
Lei è davvero convinto, firmando il decreto, di aver agito nell’interesse del popolo italiano?

Berlusconi in Conferenza Stampa scaccia chi fa domande scomode

mercoledì 10 marzo 2010


Da Repubblica.it, RepubblicaTV, un video di SkyTg24

Conferenza Stampa autoritaria di Berlusconi nella quale consegna alla stampa la sua versione dei fatti accaduti in Tribunale quando Milione il Pasticcione non ha presentato in tempo le liste del PdL per il Lazio, che restano escluse dalle prossime elezioni Regionali.
Berlusconi, incalzato da un cittadino che gli pone domande "scomode", si inalbera ed evidentemente nervoso lo zittisce in malo modo e chiede che sia cacciato dalla sala rivolgendogli queste parole: “Gli individui come lei meriterebbero un trattamento ben diverso dalla cortesia che le sto usando”.
Il Ministro LaRussa obbedisce. Infatti gli si avvicina, lo strattona, ed esprime un atteggiamento da squadrista.
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Studia Figlia mia, sennò diventi Ministro!




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Questa Signora è Mara Carfagna, Ministro della Repubblica Italiana per le "Pari Opportunità".

Ora, non siamo così bacchettoni da meravigliarci o da stigmatizzare che chi si è tanto profusa in foto e pose da calendario per il diletto di camionisti, meccanici, maschi perennemente arrapati e che considerano le donne come un buco da riempire non possa fare il Ministro.
D'altra parte è Ministro delle Pari Opportunità, no? E’ un eloquente segnale del Governo di cui fa parte.
Come dire: se è diventata Ministro lei potrebbe accadere a chiunque.
Una delle sue battaglie in qualità di Ministro è quella contro la considerazione della donna oggetto. E lei, infatti, è una specialista della materia.

Ma, almeno, possiamo chiedere quale requisito per essere Ministro della Repubblica un po', che so, di cultura generale? o almeno di conoscere una parte importante della storia dell'emancipazione femminile, visto che, appunto, è Ministro delle pari opportunità?
Ieri sera poco dopo le 23, sul canale 2 della Rai, è intervenuta alla trasmissione "Punto di Vista" offrendoci un esempio del suo.

Parlando della difficile situazione della donna in Italia, dei suoi spazi nel mondo della cultura, del lavoro, nella famiglia, nella società e di tutte queste belle cose, la Signora Ministro ha detto che le donne in Italia hanno conseguito il diritto al voto solo nel 1960 (sic!), che la Riforma del Diritto di Famiglia è del 1970 (strasic!) e che il delitto d'onore è stato abolito nel 1980 (gulp!).

Siate buoni, qualcuno le invii una copia del Calendario di Frate indovino, dove spesso ci sono riassunte alcune date importanti della Storia d'Italia, in modo che la Ministra per le Pari Opportunità legga che le donne votano dal 1946!
Che la Riforma del Diritto di Famiglia è del 1975, e che il delitto d'onore è stato abolito nel 1981.
Va bene, passi (ma nemmeno troppo) per le date ravvicinate del '70 e dell'80.
Ma che un Ministro della Repubblica, e delle Pari Opportunità per giunta!, vada in giro a farfugliare che le donne in Italia votano solo dal '60, anzichè dal 1946, mi sembra piuttosto grave.

E pensare che non è nemmeno la peggiore. Tra i nostri parlamentari c'è ancora chi crede che il Papa d'oggi si chiami Bonifacio VIII.
Ubi maior...

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CagAvatar

martedì 9 marzo 2010

Vogliamo dirlo apertamente e francamente che il film Avatar è una cagata pazzesca? Il Plot, cioè la storia e la sceneggiatura, è di una banalità sconcertante, aria fritta tra buoni sentimenti e pruriti di rivalsa da asilo infantile (o sarebbe meglio dire per bambini deficienti). La tanto celebrata ripresa in 3D (che poi, gli effetti 3D sono più che altro il palese risultato di una costosissima e gigantesca post-produzione) non ha sortito, davvero, in nulla di nuovo.
Qualcuno sarebbe in grado di dire che non sono effetti già visti e rivisti?
E, da ultimo, il battage pubblicitario reca la stucchevolezza di ogni film della Disney a Natale con tanto di merchandising e riproduzioni McDonaldiane, condite da miliardi di dollari di promozione.
Resta, alla fine di tutto, una vera e propria cagata pazzesca.
Un film brutto, noioso, stucchevole e urticante.
bleah!

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Federalismo? solo chiacchiere.

Questa storia del decreto Salva-liste è, come si è da subito presentata a chi abbia un poco di senno e altrettanto senso dello Stato, della Democrazia e attenzione e rispetto alla Costituzione, la solita buffonata all'italiana.
E, in questo povero Paese, le buffonate governative sono sempre condite di una quantità industriale di arroganza, protervia e autoritarismo prevaricatore dei diritti democratici e delle regole costituzionali.
E' di poche ore fa la decisione del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso presentato dal Pdl confermando l'esclusione delle liste del Premier Berlusconi in questa Regione. La motivazione, in via breve perchè il pronunciamento definitivo si avrà solo il 6 maggio a elezioni già avvenute, è di una semplicità folgorante: La materia elettorale, hanno sottolineato i giudici, è tra le competenze delle regioni e, partendo appunto da questo dato normativo, la Regione Lazio ha approvato nel 2008 una legge che ha disciplinato questa materia. Lo Stato non può ora invadere questo spazio, sostituendo con proprie norme quelle legittimamente approvate dal Consiglio regionale. Il decreto, in conclusione, non è applicabile nel Lazio.

Ora viene da chiedersi: di che Federalismo vanno cianciando gli esponenti di questa destra cialtrona e approssimativa se ritengono di far intervenire il Governo Centrale su questioni che la legge e la Costituzione assegnano alle Regioni stesse e sulle quali si danno proprie normative e leggi regionali? Può il Governo (e perchè?) entrare nel merito, con decreti innovativi o di "interpretazione autentica" che siano, di leggi e regolamenti che la Regione si è data da sè in osservanza e su mandato di regole Costituzionali?




Book Corner

lunedì 8 marzo 2010

Carlo Papini
Da vescovo di Roma a sovrano del mondo
Claudiana Editrice * 400 pp. + 32 pp. di illustrazioni, Euro 39,00
Storia del papato come monarchia assoluta.
La progressiva trasformazione della chiesa romana in impero assoluto.
La perdita di importanti caratteristiche dell'epoca post-apostolica.
I falsi e i documenti inventati e contraffatti che hanno condizionato il diritto e la storia della chiesa d'occidente.
L'eccezionale crescita di potere del pontefice romano – ultimo monarca assoluto d'Europa – è uno degli eventi più straordinari della storia delle istituzioni occidentali. Ma in che modo, e per quale ragione, il papa ha conquistato il potere assoluto nella chiesa d'Occidente? Con quali metodi, da semplice vescovo, a volte perseguitato dal potere imperiale, è diventato sovrano del mondo cristiano, talvolta persino in ambito politico? A che cosa ha poi dovuto rinunciare la chiesa d'Occidente ai fini di tale trasformazione? E quelle rinunce – si pensi ad esempio alla perdita dell'autonomia dei vari episcopati, della collegialità delle decisioni e della preminenza dei Sinodi – sono conformi all'eredità di Gesù? Ricorrendo alle fonti più accreditate, l'autore ripercorre alcuni momenti-chiave della storia che ha portato il papato ai livelli di potere del tardo Medioevo, livelli del resto non lontani, almeno sul piano spirituale, dagli attuali.
Per saperne di più:

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Presidente di chi?? Garante di che??

Egregio Presidente della Repubblica Italiana,
o di ciò che, purtroppo, ne rimane!
Desidero esprimere tutto il mio disappunto e il mio sconcerto, nonchè la mia più profonda indignazione, relativamente al fatto che Ella si è reso complice e discutibile attore di parte di un colpo di mano antidemocratico ed autoritario, con evidente disprezzo delle regole a cui tutti i cittadini perbene, invece, si sottopongono e si adeguano QUOTIDIANAMENTE.
Lei ha firmato un Decreto Legge "Ad Listam" che rimette in gioco, e riammette, le liste elettorali di una parte politica (guarda caso quella di Governo) che secondo le regole democratiche a cui tutte le altre si sono adeguate era stata esclusa non per vizi di forma o di sostanza, ma per palesi ed evidenti difformità rispetto alle regole stabilite per legge riguardo la materia.
Sono indignato e furioso. E mi domando con quale coscienza Lei, Presidente, si sente di rappresentare i cittadini di uno Stato nel quale le persone perbene rispettano le regole e la Legge quotidianamente.
E', questo, per quanto mi riguarda, l'ultimo atto di un uomo che non mi rappresenta più, e di uno Stato che non ha più nulla di democratico, che sfregia la Costituzione.
Lei, Signor Giorgio Napolitano, è il Presidente di chi? il Capo di quale Stato? il difensore di quale Costituzione? il rappresentante di quali Cittadini?
Mi vergogno profondamente di tutto questo.

Alcuni documenti di approfondimento e di opinione:
 

Book Corner

lunedì 1 marzo 2010

Giorgio Tourn - La predestinazione nella Bibbbia e nella Storia

Giorgio Tourn

La predestinazione nalla Bibbia e nella Storia

Claudiana editrice - pp. 226, 18 euro

 

Un saggio storico e teologico di estremo interesse, di lettura avvincente e affascinante. Un testo preciso e documentatissimo di storia e critica letteraria e di esposizione teologica. Un testo dai contenuti esposti con la solita chiarezza e semplicità da uno studioso e teologo brillante.

La predestinazione nella Bibbia; La predestinazione nella storia e nella teologia: Agostino e Pelagio, Erasmo e Lutero... ;

La dottrina della predestinazione, o elezione dell'essere umano da parte di Dio, ha suscitato accesi dibattiti in quanto coglie il problema fondamentale della fede: se di fronte all'assoluto, l'uomo sia un essere che decide e dispone, oppure una creatura che risponde.

Ossia, la salvezza si attua e realizza oppure si accetta come un dono?

Dalla quarta di copertina:

Nella storia della nostra civiltà pochi temi della teologia cristiana hanno suscitato dibattiti accesi e prolungati quanto quello della "predestinazione".

Questa dottrina coglie infatti il problema fondamentale della fede: l'uomo si colloca di fronte all'assoluto nella posizione di un essere che decide e dispone o di una creatura che risponde? La salvezza si realizza, si attua oppure si accetta come un dono?

Tourn conduce la sua analisi attraverso i testi biblici e la storia della teologia, con particolare riferimento ai teologi "predestinatari", e, con grande limpidezza di linguaggio, illustra il significato della dottrina della fede come dono della grazia nel quadro della riflessione moderna.

Approfondimenti:

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LA PREDESTINAZIONE PER GIOVANNI CALVINO

lunedì 8 febbraio 2010

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Leggi qui tutti gli articoli sulla Storia della Riforma Protestante

 

Occorre anzitutto premettere che per lungo tempo, e a torto, si è identificato Giovanni Calvino con la Dottrina della Predestinazione. Sebbene, infatti, questa dottrina si ritrova in misura costante nei sui scritti, essa costituisce solo una parte della teologia calviniana, anche in ragione della sua collocazione all’interno delle opere di Calvino, che è ben più articolata. Lo stesso errore, spesso strumentale, lo si commette quando si identifica il Calvinismo con Calvino, attribuendogli le distorsioni e gli eccessi tipici dell’ortodossia riformata.

Per delineare il pensiero di Calvino sulla Predestinazione si fa abitualmente ricorso all’Istituzione, nella versione del 1559, Libro III, capp. 21-24. Ma la troviamo altrettanto chiaramente delineata anche nel Catechismo (1537). Questa Dottrina non è nuova; già Agostino (ma non solo) la sviluppa in modo molto ampio. Le peculiarità della comprensione calviniana della Predestinazione sono principalmente due: la prima è di averla riconsiderata sotto la luce soteriologica riformata, ovvero della salvezza per sola fede mediante la grazia. La seconda è di averla legittimata secondo un’inoppugnabile base biblica. I suoi effetti saranno dirompenti per la Storia e la società moderna.

In sintesi è la dottrina secondo la quale Dio, nella sua prescienza e nell’eternità del tempo (dall’Inizio), ha esercitato la sua volontà assoluta eleggendo alcuni credenti e predestinandoli alla salvezza eterna e ad essere suoi figli ed eredi del Regno dei Cieli in base alla sua eterna elezione. Nulla può fare l’uomo, attraverso le opere o altro, per modificare la volontà assoluta di Dio da Lui esercitata predestinando alcuni alla salvezza ed altri alla morte. Calvino ci stimola, e ci dissuade, a non cercare le motivazioni di questa volontà/giustizia divina, e considera “morbosa” la curiosità di indagare quel mistero. L’uomo è troppo rozzo per comprenderlo. Quindi ognuno di noi è già predestinato ab initio da Dio, alla salvezza o alla morte. A differenza dell’aspetto salvifico dato da Tommaso D’Aquino alla predestinazione, Calvino attribuisce ad essa la giustizia divina che dona la grazia (non dimentichiamo la risposta di Calvino nella lettera a Sadoleto, nella quale affermava che compito dell’uomo non è ricercare la salvezza, ma onorare Dio). Segno della elezione è dunque la fede donata da Dio mediante la grazia. E in considerazione della fede acquisita, che è uno stato di “comunione mistica con Cristo” si ottengono gli effetti della Duplice Grazia: la Giustificazione di chi crede e il processo di imitazione di Cristo. Tutto questo non può che avere ricadute positive per il credente nella società, che si esplicano nella ortodossia cristiana e quindi nel successo (in sintesi!). Tuttavia, ne consegue la controversa dottrina della Doppia Predestinazione, secondo la quale Dio ha predestinato alcuni alla salvezza, ed ha predestinato altri alla morte.

GLI ELEMENTI CARATTERIZZANTI DELLA RIFORMA RADICALE

venerdì 29 gennaio 2010

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Per “Radicali” e “Riforma radicale”, termini coniati per distinguerli dalla Riforma Classica (Magisterial Reformation), s’intende un complesso e articolato mondo di idee e comunità che mossero la loro azione in condizioni intenzionalmente avulse dall’ordine costituito generalmente inteso e, per questo, perseguitati e spesso violentemente attaccati (e uccisi anche in forme crudeli e di massa), anche da parte degli esponenti della Riforma classica. Di ciò, peraltro, i radicali se ne fecero una sorta di vanto e una bandiera per affermare la loro ortodossia evangelica rispetto a chi, invece, dall’interno della società operava secondo processi, a loro dire, compromissori e mistificanti. E’ il caso di evidenziare, tuttavia, che anche da parte di alcuni radicali l’azione delle loro rivendicazioni fu tutt’altro che pacifica.

Le basi riformatrici coincidevano, e non è il caso qui di riassumerle. Ma essi, appunto, radicalizzarono le loro posizioni verso approdi che non è inappropriato definire anarchici. Gli elementi caratterizzanti di questa distinzione furono infatti la totale separazione tra ordine civile e ordine religioso, e l’assoluta negazione dell’ingerenza reciproca, nonchè la richiesta di un’aderenza vincolante all’insegnamento evangelico, senza compromessi o reinterpretazioni di sorta, attraverso l’unione in spirito con Cristo.

Esponente, tra gli altri, di questo radicalismo intransigente, fu Muntzer, che predicò una vera e propria “rivoluzione dell’uomo comune”, ovvero dal basso, attraverso scritti che esaltavano la rivolta del popolo, unico elemento della società che a buon diritto poteva reggerla e dominarla con il consenso di Dio, e che si concretizzò in scontri sanguinosi.

Tra i movimenti radicali emerge principalmente quello Anabattista, che metteva fortemente in discussione la svolta costantiniana della Chiesa. Da quando cioè la Chiesa, nel IV sec., si fuse con l’impero fino ad assumerne le sembianze ed a occuparne il trono, trasformandosi in altro da sé e corrompendosi definitivamente con e nel mondo. Da queste premesse di carattere, se vogliamo, politico-sociale, ne derivarono una serie di distinzioni e particolarismi dottrinali e teologici (uno fra tutti, il pedobattesimo).

LA PRESENZA DI CRISTO NELLA CENA SECONDO ZWINGLI

lunedì 11 gennaio 2010

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La pneumatologia zwingliana ha, evidentemente, effetti caratteristici (e dirompenti) anche sul tema controverso della presenza di Cristo negli elementi della Cena.

Zwingli rifiuta come gli altri Riformatori la dottrina della transustanziazione, che definisce come l’espressione di un’idolatria che si spinge fino alla magia e alla superstizione pagana più becera. Tuttavia non accetta nemmeno la consustanziazione luterana, negando la presenza materiale e reale di Cristo negli elementi. Egli parte dalla riflessione secondo la quale alle parole di Cristo “questo E’ il mio corpo”, attribuisce al verbo “est” non l’essere presente realmente, bensì il valore di “significa”, ovvero un valore simbolico, spirituale. Non dobbiamo semplicisticamente attribuire a Zwingli questa conclusione in ragione di una sua speculazione tutta personale, perché non va dimenticata la sua formazione umanistica e filologica dalle cui basi prende spunto per interpretare le Scritture (ad fontes!). Perciò la sua conclusione non ha un mero significato letterario, filosofico e apologetico nella sua pneumatologia, ma ha fondamenti filologici e teologici precisi. Sono molti gli scritti in cui Zwingli espone la sua posizione in merito alla cena, anche perché la polemica sulla qualità della cena esplose in forme aspre e vide l’intervento in scritti di attacchi e risposte da parte di Lutero, Carlostadio e molti altri teologi intervenuti nella querelle.

Ma è nel Commentario sulla vera e falsa religione (1525) che Zwingli espone con precisa chiarezza e sistematicità il suo pensiero. In realtà Zwingli non nega una presenza reale di Cristo nella Cena; la sua presenza non è però nel pane e nel vino bensì nell’anàmnesi (nel ricordo), cioè nell’atto compiuto dalla comunità nella forza dello Spirito e in obbedienza alla parola ricevuta. Insomma, è una Presenza Anamnetica. Reale, in spirito, ma non negli elementi, che restano “molecolarmente” immutati, bensì nel segno sacramentale costituito dall’atto di obbedienza della comunità nel ricordare, e ripetere, quanto insegnato e richiesto da Cristo ai fini della salvezza. Attraverso l’atto della comunità il soffio (lo Spirito) divino è presente in tutta la sua realtà.


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