giovedì 8 novembre 2007

Vassilij Kandinskij (1866-1944)

&
Sergio Corazzini (1886-1907)


Caselli sul Processo Andreotti e la disinformazione di regime

mercoledì 31 ottobre 2007

La Cassazione: Giulio Andreotti è stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere con l’organizzazione criminale mafiosa denominata cosa nostra fino alla primavera del 1980, ma il reato è prescritto per decorrenza dei termini di perseguibilità.

Caselli: "La maggioranza dei cittadini crede che Andreotti imputato per avere avuto relazioni con la mafia sia stato assolto. Non è vero. E' una bufala... "

domenica 28 ottobre 2007

Ecco come Bruno Vespa esegue i capricci dei Partiti. Porta a Porta trasmissione di informazione al servizio dei cittadini? Non scherziamo... Da sempre siamo abituati a dire e a sentire di come la Rai sia lottizzata dai partiti. Di come il sistema di spartizione partitocratica della Rai produca, in sostanza, una disinformazione sistematica in spregio al diritto dell'informazione, quella vera, di stampo anglosassone, dei cittadini e miri principalmente a dare visibilità ai partiti stessi. Da tempo sentiamo e diciamo di come i giornalisti televisivi (e non solo) non "sarebbero" affatto liberi e indipendenti, bensì legati e soggiogati al potere politico e al cui potere sono proni e asserviti, con evidente difetto della libera informazione e a tutto scapito della democrazia e dell'interesse del cittadino ad essere correttamente informati. Da tempo, inoltre, Bruno Vespa viene citato come "campione" di questo sistema malato della Tv pubblica, del giornalismo connivente alla Casta, di domande non fatte, di temi scomodi elusi, di una patina obnubilante che avvolge la Democrazia, la libera informazione. Ora, finalmente, ne abbiamo un documento eclatante. La conversazione è tratta da un'interecettazione telefonica tra Bruno Vespa e Salvo Sottile, già portavoce di Gianfranco Fini. Ascoltare per credere come le trasmissioni di "informazione politica" vengono costruite addosso ai politici, come si mettono d'accordo, come Bruno Vespa costruisce la sua trasmissione o, meglio, bisognerebbe dire, come i politici costruiscono le trasmissioni a proprio uso e vantaggio. E Bruno Vespa esegue.

venerdì 26 ottobre 2007

MISERIE ITALIANE

Leggo e pubblico un articolo trovato oggi su Corriere.it
Se mai avessimo bisogno della riprova di quanto è misera la politica di questo povero Paese, eccone un altro esempio.

Dopo venti anni di esplorazioni e scoperte

Ritirata dell'Italia dai ghiacci dall’Antartide

Migliaia di scienziati costretti ad abbandonare il campo perché il governo ha chiuso i finanziamenti

ROMA - «Seicento milioni di euro investiti dal 1985 a oggi, 4000 ricercatori coinvolti. Due basi polari, la "Mario Zucchelli" nella Baia di Terranova e la "Dome C" nella regione di Concordia, quest’ultima realizzata in collaborazione con la Francia. Migliaia di ricerche e pubblicazioni in geologia, climatologia, astrofisica, medicina e biologia - elenca il professor Ezio Tabacco, uno dei coordinatori del Piano nazionale di ricerche antartiche-. Ora tutto rischia di essere disperso».

Uno dei maggiori glaciologi internazionali, il professor Giuseppe Orombelli dell'università di Milano Bicocca, conferma la disfatta: «Da due anni la Finanziaria ha cancellato i finanziamenti alla ricerca in Antart

ide. Siamo passati da una media di 30 milioni all’anno, a pochi milioni erogati, senza programmazione e con gravi ritardi, dal ministero della Ricerca. Eppure siamo stati protagonisti di importanti imprese, come ’Epica’, una perforazione profonda 3200 metri, che ha permesso di ricostruire 800 mila anni di storia climatica della Terra.

L’Antartide è considerato il laboratorio ideale per studiare il passato, il futuro e lo stato di salute del pianeta. Tutti i maggiori Paesi hanno una o più basi. «Ma i nostri ultimi governi sembrano ignorarlo - aggiunge il dirigente dell’Ingv Antonio Meloni, vicepresidente del massimo organo antartico internazionale, lo Scientific commettee on Artic research -. E già si vede che lo spazio lasciato vuoto dai nostri ricercatori, viene occupato da altri colleghi stranieri. E' una pena sia per gli anziani che si dedicano da diversi anni a queste ricerche, sia per i giovani che avevano riposto in questo grande progetto le loro speranze per il futuro». Gli scienziati dei ghiacci, indossando le loro tute rosse, hanno deciso di dare vita a un sit in di protesta davanti al Parlamento, il pomeriggio di giovedì 26 febbraio. Chiedono di essere ricevuti dal ministro della Ricerca Mussi, nella speranza di poter resuscitare il programma di ricerche.

Franco Foresta Martin
25 ottobre 2007 - Corriere.it

lunedì 15 ottobre 2007

Pronto un nuovo decreto di Fioroni: Ecco come si trasformano i bulli di scuola in criminali da strada. Ma che bel Paese l'Italia, eh?
---------- da Repubblica.it del 15 ottobre 2007
Al varo il decreto. Previsti anche sospensioni lunghe e percorsi di recupero Sanzioni più severe per contrastare l'aumento del bullismo a scuola Linea dura, ecco le nuove punizioni "Bocciati i bulli più violenti" di SALVO INTRAVAIA ROMA - Inasprite le sanzioni disciplinari anti-bullismo per gli studenti della scuola media e superiore. Fra pochi giorni, chi sarà pescato "in atteggiamenti lesivi della dignità dei compagni e degli stessi insegnanti" potrà essere espulso dalla scuola fino alla fine dell'anno scolastico. Dunque, bocciato. Il Consiglio dei ministri, nella seduta di tre giorni fa, ha approvato lo schema di regolamento che modifica quella parte dello Statuto degli studenti riguardante proprio le punizioni. Il provvedimento, presentato al governo dal titolare della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, ha già incassato il parere favorevole del Consiglio di Stato e del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione. Il testo dovrebbe essere reso noto a giorni e la stretta nei confronti degli alunni più riottosi potrà essere applicata già da quest'anno. Il "pugno di ferro" annunciato da Fioroni, all'indomani di fatti di cronaca che in alcuni casi hanno fatto precipitare la scuola nel baratro della violenza, sta quindi per concretizzarsi. Non si tratta di un ritorno alle norme del regio decreto del 1925, in vigore fino al mese di giugno del 1998, che nelle situazioni più gravi prevedevano "l'espulsione da tutte le scuole del regno". Ma è certo che atti di bullismo all'interno delle mura scolastiche contro i compagni più deboli, scherzi un po' troppo pesanti all'indirizzo degli insegnanti eccessivamente accondiscendenti, raid vandalici o azioni violente vere e proprie non saranno più tollerate e potranno essere sanzionate con la sospensione dalle lezioni per più dei 15 giorni previsti finora. Il documento riscrive gli articoli 4 e 5 dello Statuto degli studenti che si occupano della Disciplina e degli organismi (e relative procedure) cui gli alunni incolpati potranno rivolgersi per discolparsi o difendersi. Saranno le singole scuole che nel proprio regolamento dovranno stabilire quali sono i comportamenti che configurano mancanze disciplinari, le relative sanzioni previste, gli organi competenti ad irrogarle ed il relativo procedimento da seguire. Non è quindi detto che le stesse violazioni saranno sanzionate alla stessa maniera in tutte le scuole italiane. Ma la novità più importante è che in presenza di gravi infrazioni, alunni recidivi o casi che ingenerino allarme sociale, l'allontanamento dalla comunità scolastica può arrivare al termine dell'anno scolastico e per le situazioni più gravi all'esclusione dallo scrutinio finale o dagli esami di stato. Qualunque sia la sanzione, questa avrà sempre finalità educativa e sarà sempre tesa al recupero dello studente. Chi incapperà in sanzioni superiori ai 15 giorni sarà incluso in percorsi di recupero che - in accordo con le famiglie, i servizi sociali ed eventualmente l'autorità giudiziaria - potrà anche tradursi in attività di natura sociale, culturale e, in generale, a vantaggio della scuola. Gli organi collegiali (Consiglio di classe o Consiglio d'istituto) deputati a comminare la sanzione non saranno comunque inappellabili. I ragazzi incolpati, o chi per loro, potranno rivolgersi all'organo di Garanzia della scuola che al suo interno, oltre ai docenti e al capo d'istituto, avrà i rappresentanti dei genitori e degli alunni. (15 ottobre 2007) fonte: Repubblica.it

lunedì 17 settembre 2007




Veltroni: Abolire il CdA RAI

Leggiamo stamattina un articolo su Repubblica.it nel quale Valter Veltroni tromboneggia su una proposta: Abolire il Consiglio di Amministrazione della RAI e istituire l'Amministratore Unico.
La motivazione di Veltroni per questa proposta è duplice: svincolare la RAI dalla politica ed eliminare quello che fino ad ora è risultato un duplicato della Commissione di Vigilanza sulla Rai.

Detto così e forse essendo nati ieri, anzi oggi, sembrerebbe una proposta finalmente saggia, necessaria fortemente richiesta da più parti.
Ma la domanda è: qualcuno crede che verrà fuori qualcosa che davvero farà della Rai qualcsa di assomigliante alla BBC?
Qualcuno crede davvero che verrà nominato un Amministratore Delegato che se ne fotterà della politica e penserà esclusivamente a strutturare una Rai che sia un decente servizio pubblico, con vera informazione e davvero svincolato dalla politica?

Mi dispiace, ma siamo davvero ridotti male in questo Paese se siamo costretti a non credere più che qualcosa possa cambiare.
La politica si nutre di proclami e di disinformazione.
Di inciuci e di utilità
pro-domo-loro.

Da troppi anni ci danno caramelle con una bellissima confezione ma poi, quando la apri, è già putrescente e ammuffita delle solite cose partitocratiche e antidemocratiche.
Ci hanno tolto persino la speranza. Questo è quel che non posso perdonare.

martedì 11 settembre 2007

11 Settembre 2001


Esistono molti siti sul web, di qualsiasi taglio politico, dietrologico, cronicistico e che presentano l'avvenimento nei più diversi aspetti.
Poichè intendo solo "ricordare" e non commentare, indirizzo alla pagina di Wikipedia sugli attentati dell'11 settembre 2001

lunedì 10 settembre 2007

Vaffanculo Day Si è tenuto sabato 8 settembre 2007 il Vaffanculo Day organizzato da Beppe Grillo. Potete qui vedere il video della manifestazione Folklore? Antipolitica? Qualunquismo? O solo un bel Vaffanculo! detto di cuore e di pancia a tutte quelle cose che non vanno e che tutti lamentiamo?

mercoledì 30 maggio 2007

....... E DOMANI A MOSCA IL GAYPRIDE CI RIPROVA

Approfittando della copertura mediatica internazionale, dell'attenzione diplomatica, della Politica Europea e del mondo intero, domani a Mosca sfileranno ancora per i diritti degli omosessuali (che a questo punto sono diventati, più in generale, il diritto democratico di libera espressione e il diritto di libero pensiero). "Ci sono elementi per pensare che il clima ora possa essere diverso", affermano gli organizzatori. Certo è che questo nuovo guaio per Putin e per la Russia non ci voleva, essendo l'ex impero sovietico sotto la pressante richiesta dell'occidente di garantire libertà, diritti umani e regime democratico. Non sono ancora state dimenticate, e anzi continuano a montare le polemiche, per le centinaia di giornalisti russi o dell'area russa "suicidati" dal 1994 ad oggi. Quella del giornalismo russo dev'essere una categoria a forte "rischio depressione".

LE RISSE POLITICHE SONO LE UNICHE COSE DAVVERO BIPARTISAN NEL NOSTRO PAESE

martedì 29 maggio 2007

Quanto è lontana la Francia, la Spagna, l'Inghilterra! Quanto è lontana l'Europa!
rispetto a questa Italia dove congenitamente nel non-dibattito politico non si riesce a parlare di contenuti, di temi e progetti politici. Sacrificandoli alle urla, alle risse, alla difesa di una fazione e del potere comunque sia.


Non ci occuperemo ora, e il lettore ci scuserà, delle elezioni amministrative appena conclusesi. Chè ci sembra prematura, nel momento in cui scriviamo, qualsiasi analisi definitiva o provvisoria che sia. E tantomeno ci uniremo al circo delle dichiarazioni di politici e politicanti, tanto prevedibili quanto francamente nauseanti nella loro scontatezza e inutilità.

Ci interessa invece riprendere una dichiarazione che, ce lo consentirete, chiameremo col suo nome: “allarmismo provinciale e paesano”.

La dichiarazione è di tre giorni fa: «Viviamo in uno dei momenti più foschi della vita del nostro Paese, in cui pare non esservi più alcun rispetto delle regole fondamentali della democrazia». Lo afferma in una nota il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, che accusa il premier di aver violato la regola del silenzio pre-voto e chiede al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, un «intervento di garanzia».

«Quando il capo del governo - sottolinea il dirigente azzurro - infrange in modo consapevole e premeditato il silenzio pre-elettorale e quando il servizio pubblico televisivo riduce al silenzio la doverosa protesta dell'opposizione, vuol dire che non vi è più in questo Paese alcuna tutela dei diritti democratici, se non, in ultimo, nel ruolo di suprema garanzia dei vertici delle istituzioni e del capo dello Stato»

Bondi si riferisce alle parole pronunciate da Romano Prodi a poche ore dal voto, Sabato 26 maggio, in occasione del suo intervento alla Conferenza nazionale della famiglia, a Firenze. Prodi aveva detto che «i due terzi dell'extragettito saranno destinati, prima della Finanziaria, alla spesa a favore di pensionati e famiglie numerose».

Per quel che conta la nostra opinione, viene da dire che il Premier non ha fatto altro che ribadire un'affermazione già fatta pochi giorni prima in occasione della conferenza stampa sull'ultimo anno di governo. Ma evitare polemiche inutili e strumentali non sembra uno sport molto praticato nel nostro paese.

Tuttavia, francamente, ci saremmo meravigliati se il premier, alla conferenza sulla famiglia, anziché delineare un progetto politico ed economico che riguarda proprio la famiglia, avesse parlato, che so, del suicidio del Ministro dell'agricoltura in Giappone?

E' sintomatico, in proposito, riesumare un articolo di Repubblica del 12 giugno 2004.

Alle 18 di quel giorno, nel seggio in cui votava, Silvio Berlusconi si era prodotto in un vero e proprio comizio elettorale. E sulle polemiche scaturite ebbe a dire “ho letto i
giornali italiani e le polemiche e, lasciatemelo dire, si è toccato il massimo della cialtroneria
".

Ecco l'articolo di Repubblica del 12 giugno 2004:

MILANO - Un mini-comizio, al seggio, a campagna elettorale rigorosamente chiusa. Silvio Berlusconi rompe il silenzio imposto dalla legge (numero 212 del 4/4/1956) e davanti alla scuola Dante Alighieri di Milano, dov'è il suo seggio, parla diffusamente davanti ai cittadini sia all'ingresso sia dopo aver votato. E' accaduto intorno alle 18, quando il presidente del Consiglio si è soffermato a rispondere ai giornalisti che lo aspettavano, ed ha dispensato indicazioni di voto. "Non votate per i partiti piccoli o piccolissimi", "supereremo il 25 per cento", "la sinistra è impossibilitata a governare": queste alcune delle affermazioni del premier.
"So perfettamente per chi votare - ha detto il presidente del Consiglio al suo ingresso nella scuola -, voto per un partito liberale ed anticomunista". Berlusconi si è definito "un inguaribile ottimista", ha affermato con certezza che "Forza Italia supererà il 25 per cento" e che la sconfitta "è praticamente impossibile". Ma con una raccomandazione: "Non votate per i partiti piccoli o piccolissimi - ha aggiunto -, che possono portare a Bruxelles pochi deputati".
Il presidente del Consiglio ha fatto anche qualche accenno alla vicenda della liberazione degli ostaggi, "tornato da New York - ha detto - ho letto i giornali italiani e le polemiche e, lasciatemelo dire, si è toccato il massimo della cialtroneria".
Poi, è tornato a parlare della consultazione elettorale. "La sinistra - ha detto - si è dichiarata palesemente impossibilitata a governare. Perché metà della sinistra è sedicente riformista, l'altra metà assolutamente oltranzista, radicale, anticapitalista, antioccidentale, anti-Europa. Con una sinistra così - ha aggiunto il premier - l'Italia non può andare da nessuna parte".
"Domani sera - ha detto il premier - resterò a casa, non seguirò i risultati, anzi andrò a dormire, perché ne ho bisogno. Vedrò i risultati la mattina successiva - ha concluso -, non mi consegnerò alle chiacchiere televisive e radiofoniche dei mestieranti della politica".

Chavez chiude Tv Caracas, contraria al suo regime. Era in onda da 53 anni

domenica 27 maggio 2007

In Venezuela la dittatura chavista avanza.

"Non abbandonateci", in lacrime giornalisti, tecnici, attori e maestranze della Tv più antica del Venezuela, in onda dal 1954 e ora in opposizione al regime. Chiude perchè Chavez non rinnova la licenza.

Caracas (Venezuela) - 27 maggio 2007

Pensavamo di esserci abituati a tutto e a non aspettarci più niente (tranne le guerre e la violenza privata naturalmente, perchè si sa, la creatività non conosce limiti) in questo mondo mal globalizzato, e tuttavia “ordinatamente e mediaticamente” assestato nei suoi confini politici così ben definiti? A dittature che fanno scempio dei diritti umani e a cui vengono assegnate la presidenza Onu, guarda caso, proprio per i diritti umani? A Paesi famosi per il dumping nei mercati, le contraffazioni dei prodotti e che producono senza alcuna regola e senza alcuna tutela, e che poi entrano nel WTO (Organizzazione mondiale del commercio)? A Capi di Stato e di Governo che compiono genocidi nel silenzio dell'Unione Europea e che, anzi, da qualcuno vengono considerati “esagerazioni della stampa”?

No. Non ci eravamo abituati.
E infatti la non
-abitudine non ci ha deluso.

Radio Caracas Tv deve chiudere. Anzi chiude. Ha la colpa di essere un canale televisivo inviso al regime di Chavez. Sempre più vicino al modello castrista cubano.

Tutto legale, per carità. Infatti è il governo che rinnova le concessioni televisive, e il governo del Venezuela ha deciso di non concederla. Dopo una storia televisiva di 53 anni.

La concessione a trasmettere è stata firmata in favore di un nuovo canale tv, diciamo, più accondiscendente e più favorevole al governo. Finanziato interamente con denaro pubblico. Dello Stato, insomma.

Per capire: riusciamo ad immaginarci se qui da noi, in Italia, qualcuno decidesse di non rinnovare la concessione di servizio pubblico alla Rai, e che la Rai chiuda?


Certo, ultimamente RadioCaracas Tv non c'era andata leggera. Visto che quando, nell'aprile del 2002, in occasione del golpe militare di Pedro Carmona che aveva spodestato momentaneamente Chavez, era stata la prima Tv a mandare in onda il giuramento del nuovo comandante dello Stato venezuelano.

Oppure quando migliaia di persone manifestavano in strada per acclamare a gran voce il ritorno di Chavez la stessa tv mandava in onda cartoni animati e film con Julia Roberts.

Non era una cosa simpatica. Forse anche uno scarso servizio pubblico. Certo.
Ma chiudere una Tv dopo una 53 anni? Deve essere bene incazzato l'ex generale che da qualche tempo si presenta in pubblico molto volentieri con la mimetica, la divisa militare e qualcosa che ci ricorda molto il Castro del tempo che fu.
Dovremo aspettarci Ratzinger in Venezuela per fargli capire che l'autarchia e il comunismo significano miseria?
Sarebbe umiliante, per l'Onu, per l'Unione Europea, gli Stati Uniti e tutte queste belle cose.
Aggiungiamo che Chavez ha approvato una legge che gli concede l'opportunità di legiferare per due anni per decreto, esautorando di fatto il Parlamento e, si, è davvero umiliante.
Ma non è nemmeno la prima volta.

E, temiamo, neanche l'ultima.


La notizia su Caracol Television (Colombia)


A Mosca Stato di Polizia. No a Gay Pride, arresti calci e pugni

A Mosca vietato il GayPride. Una delegazione radicale e di eurodeputati picchiati e aggrediti per aver voluto consegnare una lettera al sindaco di Mosca.
Marco Cappato arrestato e rilasciato nel tardo pomeriggio, altri processati domani per direttissima. Non si conosce di cosa sono accusati.

Mosca, 27.05.2007
Stavo ascoltando la consueta Rassegna Stampa domenicale su RadioRadicale, quando irritualmente e bruscamente la rubrica viene interr
otta, alle ore 10e03. Subito si comprende che è successo qualcosa, una breaking news da Mosca: interrompiamo la rassegna stampa per segnalare quanto sta accadendo in questi minuti a Mosca, dove siamo collegati col nostro corrispondente David Carretta”.
Il collegamento è telefonico e si sente un certo trambusto in sottofondo. Grida, mugugni, lanci di uova e altri oggetti, e la voce affannata di Carretta che tra la folla cerca di fare una cronaca, tra una spinta e l'altra.

Mosca, ore 10,03 ora italiana, davanti alla sede ufficiale del Sindaco di Mosca, sulla Via Tverskaja.

Gli esponenti radicali Marco Cappato, deputato europeo; Nikolai Alexeiev, radicale russo e Coordinatore del Gay Pride di Mosca; Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca; Ottavio Marzocchi, radicale e funzionario al Parlamento Europeo, un nutrito gruppo di manifestanti per i diritti civili, insieme a parlamentari europei di altri gruppi, tra gli altri la deputata Vladimir Luxuria di Rifondazione comunista, volevano consegnare al Sindaco di Mosca una lettera firmata da 50 parlamentari europei e italiani dopo che era stato vietato il Gay pride.
Mentre veniva distribuito il volantino con il testo della lettera un gruppo di naziskin, alla presenza di un Vescov
o ortodosso, scortato da due persone, che dava loro la benedizione, ha cominciato a tirare uova ai partecipanti all’iniziativa nonviolenta e poi a picchiare violentemente i radicali. Subito dopo c’è stato l’intervento della polizia che anziché difendere le persone aggredite ha provveduto ad arrestare i radicali.

Qui sta succedendo davvero di tutto – continua David Carretta in collegamento telefonico - un militante per i diritti degli omosessuali ha tirato fuori un cartello, i giornalisti si avvicinano... ecco! È stato arrestato!! lo trascinano via con una certa violenza. Appena qualcuno tira fuori un cartello viene arrestato... E' stato aggredito! E' stato aggredito! Abbiamo visto proprio qui davanti a noi che gli dava un pugno violentissimo! Un agitatore, immaginiamo un ultranazionalista, gli ha sferrato un violentissimo pugno al volto!! ed ora è l'aggredito è stato arrestato e portato via dalla polizia, che anziché difendere gli aggrediti li trascina via, li arresta spintonadoli con una certa violenza! Là ora vediamo uno che sembra un arcivescovo della chiesa ortodossa, che fa segni della croce, parla con la stampa... intanto là un altro manifestante è stato arrestato.

Siamo vicini a un naziskin che cammina... sembra che non abbia buone intenzioni, sembra pronto ad aggredire... ecco! Ha dato un calcio fortissimo!! ora sentiamo Marco Cappato, eurodeputato radicale “che cosa fa la polizia?? perchè non li proteggete?? sapevate, stavate guardando, sapevate che stava per aggredire!! perchè non avete protetto le persone?? Marco Cappato è stato arrestato e ora lo stanno trascinando via, con strattoni e spinte. Lo infilano nel cellulare della polizia”.

La piazza è piena di gente, giornalisti, parlamentari europei in delegazione, manifestanti per i diritti civili e degli omosessuali, più di 500 poliziotti, moltissimi agitatori dall'apparenza di naziskin, tutti sui 18/20 anni. E' evidente che la polizia non muove e non muoverà un dito per difendere i manifestanti dalle aggressioni, pugni e calci. “Mentre mi aggredivano la polizia rideva” ha dichiarato la deputata Vladimir Luxuria.

Dichiarazione di Marco Cappato
Fermati mentre chiedevamo di essere difesi dalla polizia
L’europarlamentare radicale arrestato a Mosca assieme ad altri militanti italiani e russi del Partito Radicale Nonviolento.

Roma-Mosca, 27 maggio 2007
Mi trovo in una cella all’interno della camionetta della polizia. Siamo qui con alcuni militanti dei diritti civili in Russia”. Così Marco Cappato, in diretta ai microfoni di RadioRadicale, collegato di nascosto con un telefono cellulare. “Alla fine l’autorizzazione della manifestazione non era arrivata, ma noi volevamo solo consegnare una lettera al sindaco di Mosca – ha spiegato l’europarlamentare radicale - il cordone della polizia chiudeva i manifestanti senza però proteggerci da alcuni contromanifestanti che gridavano e si lanciavano contro di noi, lanciandoci oggetti, uova, pugni.

Ho personalmente visto anche alcuni di questi contromanifestanti che, prima di venire a lanciare dell’acqua, hanno parlato con i poliziotti che ci avrebbero dovuto difendere. Uno di loro ha cominciato a tirare calci ad Ottavio Marzocchi, ed è allora che ho iniziato a urlare in inglese, chiedendo perché la polizia non ci difendesse. Tempo cinque secondi e sono stato trascinato via da agenti in tenuta antisommossa.

Poco dopo lo stesso Ottavio Marzocchi, anche lui dirigente del Partito Radicale Nonviolento, funzionario del gruppo Liberale (ALDE) presso il Parlamento Europeo, è stato caricato. “Ora devo chiudere, hanno aperto il furgone”, così si è chiuso il collegamento in diretta ai microfoni di Radio Radicale.

Approfondimento su RadioRadicale.it


La notizia su Lemonde.fr - La notizia sulle prime pagine dei giornali online
Prima pagina de Il Corriere della Sera del 28.05.2007
Prima pagina de La Repubblica del 28.05.2007
Prima pagina de La Stampa del 28.05.2007
Leggi gli articoli, le interviste, i commenti sui giornali del 28.05.2007

Bisognava sistemare qualcuno

venerdì 25 maggio 2007


i controcorrente di Indro Montanelli
Un anonimo lettore c'invia la fotocopia di un passo della Gazzetta Ufficiale n. 202/1974, in cui si bandisce un concorso a cento posti di Viceprocuratore delle tasse, specificando che sono ammessi, tra gli altri, anche i titoli di studio del "cessato impero austro-ungarico".
E' un gesto di giustizia, di cui apprezziamo sinceramente le intenzioni. Però, siccome l'impero austro-ungarico è cessato nel 1918, esso non può aver rilasciato titoli di studio che a gente nata entro il 1900, cioè a persone che oggi hanno almeno 74 anni.
Giacchè c'erano, perchè non hanno esteso la validità anche ai titoli di studio rilasciati dal Regno delle due Sicilie e dal Granducato di Toscana?

Indro Montanelli - 7 dicembre 1974
Controcorrente - Arnoldo Mondadori Editore

Montezemolo, tra aspettative soddisfatte e proposte passate in sordina

AudioVideo del discorso da RadioRadicale.it C'era molta attesa per il discorso (testo) che il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha pronunciato ieri di fronte all'Assemblea generale degli industriali.

Molti commentatori, nei giorni scorsi, avevano scritto e anticipato quel che Montezemolo secondo loro avrebbe detto. E possiamo dire che non ha deluso le aspettative di nessuno.

Sia di chi attendeva, e auspicava, dure critiche al sistema politico, al sistema oppressivo della pressione fiscale, al vecchiume del sindacato, alla piaga degli sprechi e dei privilegi, alla burocrazia arrugginita e all'inefficienza della Pubblica Amministrazione, ai ridondanti lacci e lacciuoli che frenano, o bloccano, lo sviluppo delle imprese, la tabella dell'export, eccetera:“Una parte importante della classe politica italiana teme il cambiamento perché pensa che questo alienerà i voti di quanti dovranno rinunciare a vecchie sicurezze, a rendite o privilegi grandi e piccoli che si sono accumulati nel tempo. Così si tende sempre a galleggiare in attesa della consultazione elettorale successiva”, ha detto Montezemolo.

Sia le aspettative di chi auspicava un “coraggioso” ed auto celebrativo elogio e riconoscimento al sistema delle imprese, alla creatività delle stesse, al peculiare e fertile spirito di intrapresa delle pmi, ed un forte monito che avrebbe confermato come il mondo produttivo-imprenditoriale è da considerare la struttura portante del Paese:“L’impresa - lo voglio dire forte - non è lo strumento con cui l’imprenditore si arricchisce, è il tessuto vitale di una democrazia economica moderna. Abbiamo inaugurato un modo nuovo di andare sui mercati internazionali presentandoci come un sistema compatto: governo, piccole, medie e grandi imprese, banche, università, mettendo sempre al centro gli incontri faccia a faccia tra piccoli imprenditori”.

Ma Montezemolo non ha deluso nemmeno chi, più di qualcuno, vaticinava una sua discesa in campo in politica, come primo attore. Un'altra discesa in campo nella politica di un Paese, il nostro, che sembra produrre quale proprio miglior core business più salvatori della Patria di tutti i risorgimenti del pianeta messi assieme da qualche millennio in qua.

Anzi, più che una discesa in campo sembra si tratti di “una discesa in pista”, se dobbiamo così leggere la nuova metafora automobilistica inaugurata ieri dal presidente di Confindustria. Il protagonista della politica, infatti, ora sarebbe un “pilota”, con tanto di “tuta” (di sinistra, di destra o di centro che sia, ha detto).

E' stato un discorso che ha fatto centro, non c'è dubbio. Difficile non condividerlo a meno di appartenere alla parte più conservatrice del sindacato, o alla sinistra più estremista che ha ancora l'immaginetta scolorita e consunta di Marx nel portafoglio, oppure di appartenere a quell'imprenditoria furbetta e autoreferenziale che vive come una remora ballando e stropicciandosi le tasche attorno allo squalo malato della politica.

Difficile non condividere quel discorso perchè Montezemolo ha dato fondo a un misto tra demagogia esplicita e omissioni imbarazzanti. Come ad esempio il mancato accenno alla spregiudicatezza di alcune, forse troppe, operazioni finanziarie. Pensiamo ai casi simil-Parmalat, ai furbetti del quartierino, a Telecom, al sig. Fiorani e a tutte le scatole cinesi che ingombrano l'edificio finanziario italiano, a cominciare dal garage, passando per il girardino, fino su in mansarda. Spesso ingombrando anche le aule dei tribunali e gli uffici delle Procure.

No, qui non c'erano aspettative, da parte di nessuno. E infatti il presidente ha elogiato le banche: “In questi ultimi anni le banche hanno ottenuto risultati straordinari per livelli di redditività e sono cresciute soprattutto attraverso processi di fusione in linea con il pensiero del Governatore Draghi. Guardiamo ad esempio all’importante operazione conclusa in questi giorni tra due grandi banche italiane. Se tutto questo fosse avvenuto in un altro paese avremmo gridato al miracolo”.

Ma c'è un passaggio che a me pare molto importante e che invece è passato, o lasciato passare, in sordina (e infatti abbiamo fatto una certa fatica a ritrovarlo e riesumarlo). Un passagio buttato lì quasi ritualmente e altrettanto ritualmente non raccolto: “Non è accettabile una pressione fiscale così concentrata sulla produzione, rispetto alle rendite e ai consumi. In questo modo si penalizza l’attività di chi fa impresa in Italia, a tutto vantaggio di chi produce all’estero e vende sul nostro mercato: è questo che vogliamo? È così che si pensa ai lavoratori e soprattutto alle famiglie?”.

Ecco, aumentare le aliquote fiscali sulle rendite finanziarie, dice Montezemolo senza possibilità di fraintendimenti. Le aliquote sulle rendite finanziarie, infatti, attualmente sono francamente un insulto al buon senso prima che ad ogni altra cosa.

E' stato un intervento a tutto campo, con toni forti e anche in aderenza all'attualità del tema “costi della politica”. Una questione sulla quale il Ministro Emma Bonino ha espresso un monito, che spero non cada inascoltato: “Per quanto riguarda le critiche alla politica fondata sul sistema dei partiti, da radicale posso solo dire a Montezemolo che si tratta di una battaglia condotta per anni in solitudine, a favore di un sistema realmente bipartitico e contro il finanziamento pubblico, senza cedimenti a moti demagogici ma con la tenacia e il rigore che hanno contraddistinto le nostre campagne referendarie”.

E alla lotta allo spreco e ai costi della politica si riferisce anche la dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani: “Ottimo prendersela con la politica e i suoi costi – è dal referendum contro il finanziamento pubblico del 1976 che i radicali agiscono per denunciare l'involuzione antidemocratica della partitocrazia”.

Dell'attacco al presidente della Camera Fausto Bertinotti, che aveva definito “impresentabile” il capitalismo italiano sono già stati scritti profluvi di articoli e titoli a tutta pagina sui diversi quotidiani. Richiamiamo qui solo il passaggio di Montezemolo: “Quando figure di primissimo piano delle istituzioni si spingono a dipingere come “impresentabile” il capitalismo italiano, senza che si alzi una sola voce dal mondo della politica a smentire questa autentica falsità”.

Insomma, disincantatamente il discorso di Montezemolo all'Assemblea di Confindustria mi appare come un ulteriore squillo di tromba la cui eco si disperderà, temo, fin dai prossimi giorni e che tuttalpiù sarà richiamato come i cotonati messaggi di fine d'anno del Capo dello Stato. Così, come per esorcizzare quell'aria rarefatta, stantia e vecchia che gli stessi attori di questo sfacelo producono, respirano e rilasciano. Ma nella quale sguazzano molto bene e, temo altresì, nulla faranno di davvero serio e necessario per cambiare questo stato di cose.

I punti del discorso su Repubblica.it

Reazioni politiche al discorso su Repubblica.it

Per un verso ...e per altro verso....

giovedì 24 maggio 2007

Dalla Relazione di Montezemolo di oggi, in Confindustria: [...] Oppure, pensiamo al dibattito infinito sugli anni di piombo e sul terrorismo, un tema che più di ogni altro esigerebbe misura e pudore per evitare di offendere la memoria di chi ha perso la vita e di chi ancora soffre per la perdita dei propri famigliari. Ma vi pare possibile che ex-terroristi di destra e di sinistra, pentiti e non pentiti, compaiano regolarmente sui giornali, in televisione, nei dibattiti, spesso nella veste di poco credibili educatori, pensatori, opinionisti? [...] Daniele Capezzone ha dichiarato: Dal Presidente di Confindustria Montezemolo e' venuta una bella e coraggiosa sfida liberale. ----------------------------------------------------------------------------------- Sul tema leggete: Augias e D'elia, compagni radicali state sbagliando